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Assisi – Da est a ovest e ritorno, passando per Santa Chiara

Ben trovati Wander Travelers. Pronti a scoprire un altro pezzo della bellissima Assisi? Oggi il nostro itinerario ci permetterà di attraversare tutta la città in senso longitudinale, visitando tra le altre cose la bellissima basilica di Santa Chiara.

Cominciamo!

Il nostro punto di partenza è Porta Nova, l’ingresso più orientale della città.

Appena varcata la soglia, all’orizzonte si defila la sagoma di un campanile; ne parleremo a breve e approfonditamente, essendo la sagoma del campanile della basilica di Santa Chiara.

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Lo skyline appena varcata Porta Nova

Godetevi il panorama che di tanto in tanto fa capolino alla nostra sinistra.

Mentre ci avviciniamo alla basilica, possiamo cominciare a farci un’idea della maestosità degli edifici che compongono il complesso.

Oltrepassate l’arco davanti a voi e vi troverete a costeggiare la basilica di Santa Chiara.

Chiara di Assisi nacque da una famiglia agiata; ben presto rimase affascinata dalle prediche di Francesco, interiorizzando le sue parole e diventando sempre più convinta della bontà delle sue azioni.

Nella notte della domenica delle palme del 1211 o del 1212 decise di fuggire da casa e unirsi a Francesco e ai primi frati.

Chiara ben presto divenne un esempio per tante donne di Assisi e delle campagne; fondò l’ordine delle clarisse, in modo che altre ragazze come lei potessero abbracciare una vita votata alla povertà e alla preghiera.

Santa Chiara, in tantissime raffigurazioni è rappresentata con un ostensorio in mano; questo perché il 22 giugno 1241, Assisi stava per essere assediata dai Saraceni che si trovavano a San Damiano.

La leggenda vuole che Chiara prese un ostensorio e lo espose in finestra; da esso si liberò una luce talmente potente che accecò i Saraceni e li costrinse a ritirarsi.

A lei fu dedicata la chiesa che ora state osservando, realizzata dopo la sua morte, tra il 1257 e il 1265.

La basilica è realizzata con la pietra rosa del Subasio e caratterizzata dai magnifici archi rampanti disposti sui lati della chiesa; essi non sono altro che contrafforti per dare più stabilità alle facciate laterali.

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Santa Chiara

L’interno della basilica dovrete venirlo a vedere di persona; visitandolo, noterete un crocifisso un pò particolare, copia esatta dell’originale custodito a San Damiano; è il crocifisso di san Damiano, simbolo importantissimo del francescanesimo.

Posizionatevi di fronte alla facciata della basilica e osservate la bellezza del rosone che sovrasta l’ingresso, oltre che l’armoniosità con cui sono stati realizzati gli archi.

I costruttori, pur avendo necessità di rinforzare le mura, hanno trovato una soluzione al tempo stesso efficace ed esteticamente stupenda.

Nella cripta della basilica sono conservate le reliquie della santa, cosi come nella basilica di San Francesco sono conservate le reliquie del santo, a testimonianza della viva vicinanza di Francesco e Chiara alla città di Assisi.

La piazza antistante alla basilica si presta magnificamente a rilassarsi un po’, approfittando dell’ombra degli alberi e scattando qualche bella foto sul panorama della piana e della città che vi si offre davanti agli occhi.

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Assisi vista da Piazza Santa Chiara

Una volta pronti, torniamo sui nostri passi per ammirare due delle vie più belle di tutta Assisi; via Sermei e la Salita degli orti.

Percorrete la salita degli orti e riscendete per via Sermei, ritrovandovi di nuovo davanti alla basilica; questa piccola deviazione di dieci minuti vi aprirà il cuore alla bellezza… parola nostra.

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Salita degli Orti – foto di Sergio Speziali

Torniamo in via Santa Chiara e scendiamo lungo via S.Agnese (che per inciso era la sorella di Chiara).

Percorrendo la via, a un certo punto giratevi e ammirate il bellissimo scorcio della basilica di Santa Chiara che vi è offerto.

Arrivati a un incrocio, voltate a destra e poi subito a sinistra per via Bernardo da Quintavalle, caratteristica via assisana, stretta, tortuosa e ovviamente a senso unico per le macchine (a malapena ne passa una).

Percorrete la via fino all’incrocio con via Brizi e scendete fino a che via Brizi non diventa via Fontebella.

Questo pezzo di Assisi ci offre tantissimi scorci interessanti, sia paesaggistici sia architettonici.

Prendetevi tutto il tempo necessario per riportare ai vostri parenti delle belle foto, testimonianza del momento magico che state vivendo.

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Via Fontebella

Percorriamo tutta la lunghezza di via Fontebella e arriviamo al “crocicchio”, dove si intersecano 4 vie differenti; Via Fontebella, via Frate Elia, via Marconi e via Piaggia San Pietro.

Salendo via Frate Elia vi ritroverete nel piazzale inferiore della Basilica di San Francesco.

Proseguendo per via Marconi potrete fare delle bellissime foto al profilo laterale della basilica e del convento.

Vi lasciamo dieci minuti di libertà, in modo che possiate gironzolare per i negozi, o prendervi un caffè, una pizza o un panino.

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Il “Crocicchio”

Appena pronti scendiamo lungo via Piaggia San Pietro.

La via termina in borgo San Pietro; indovinate come si chiama la chiesa che vi trovate davanti? Ovviamente San Pietro…

Questa chiesa, costruita con la pietra rosa del Subasio, risale circa al X secolo. Sia l’esterno che l’interno meritano una visita molto attenta; oltre la chiesa inoltre, c’è il monastero con l’orto benedettino, che è possibile visitare in particolari giorni della settimana.

La particolarità della chiesa di San Pietro, che la rende unica nel suo genere in tutto il territorio assisano, è quella di non appartenere all’ordine francescano, bensì a quello benedettino.

Dovete sapere infatti che verso la fine del 1200 fu emanato un editto in cui si proibiva a tutti gli ordini, diversi da quello francescano, di costruire o acquistare terreni.

Mettetevi seduti sul prato e riposatevi un po’; finora siamo scesi… ora si risale.

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La chiesa benedettina di San Pietro

Quando vi sentite pronti, saliamo lungo Borgo San Pietro, che presto diventa via S.Apollinare. In via S.Apollinare merita una visita l’omonima chiesa, che trovate sulla destra e, soprattutto, il vescovado importante luogo del francescanesimo perché in esso troviamo la sala di “spoliazione” di San Francesco, ovvero il luogo in cui Francesco si spogliò dei suoi vestiti e dei suoi averi, donandosi totalmente a Dio.

Continuiamo a salire fino all’incrocio con la fontana in mezzo (ci siamo passati scendendo).

Riprendiamo via S.Agnese e, percorsi 100 metri deviamo in via Moiano, che diventa ben presto via fonti di Moiano.

Le fonti di Moiano erano note già nel XII secolo per la salubrità delle acque; appena sotto la strada si trova una sorgente curativa.

Questo luogo per secoli fu caro agli assisani ed oggi, dopo le ristrutturazioni, è godibile anche da noi turisti.

Proseguendo ci ritroveremo, dove la nostra passeggiata è iniziata, ovvero a Porta Nova.

Dopo una faticata del genere, rifocillatevi con una bella doccia e preparatevi per uscire; se di giorno Assisi è bella, di notte diventa magica, trasportandovi indietro nel tempo, fino a quando per strada, alla luce fioca delle lanterne, potevate imbattervi in una piccola suora di nome Chiara.

Perugia – Piazza IV Novembre, il cuore dell’acropoli

Ben trovati Wander Travelers e… benvenuti in Piazza IV Novembre!

Piazza IV Novembre, per ogni perugino, è il centro pulsante della città, il luogo d’incontro per eccellenza.

La piazza è l’unico luogo dove i territori di tutti e cinque i rioni di Perugia si toccano, a voler rimarcarne l’importanza e la centralità nella vita dei perugini, passati e presenti.

Aldo Capitini, famoso filosofo e politico perugino, nel 1947 scrisse della sua piazza

“il luogo dove le folle della città si son sempre radunate, dove han predicato San Francesco e San Bernardino, dove sono avvenute paci, riconciliazioni, sottomissioni, decapitazioni degli alti personaggi, rappresentazioni sacre.”

La piazza, nel corso del tempo, ha cambiato più volte il nome, spesso in funzione di chi comandava la città.

In origine si chiamava Piazza Grande, poi Piazza del Vescovato e Piazza San Lorenzo, Piazza del Duomo, Piazza del Comune e infine piazza IV Novembre.

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Perugia vista dalle scale del duomo; in primo piano Palazzo dei priori e la Fontana Maggiore

A proposito… sapete perché si chiama cosi? Perché Perugia e i perugini assegnarono questo nome al luogo più importante dell’acropoli? Che cosa è successo il 4 Novembre?

Un po’ di storia non guasta mai… 😉

Il 14 settembre 1860 le truppe piemontesi, 15.000 uomini al comando del generale Fanti, riescono a penetrare nella città e a conquistarla, dopo aver costretto alla resa l’ultima guarnigione di soldati svizzeri asserragliata nella Rocca Paolina.

In seguito alla battaglia di Castelfidardo (18 settembre), tutti i territori di Umbria e Marche furono annessi al Regno di Sardegna.

L’annessione verrà ufficializzata con il plebiscito del 4 novembre 1860.

Dopo secoli di dominio e oppressione pontificia, Perugia è finalmente liberata.

Ora è facile capire perché il governo perugino decise di dedicare la piazza più importante della città a quest’avvenimento.

Dopo questo piccolo (ma doveroso) excursus storico, possiamo fare quello che più ci piace; iniziamo a gironzolare per la piazza.

Arrivando da via Calderini (ci eravamo lasciati lì l’ultima volta che abbiamo passeggiato per Perugia, vi ricordate? Se volete, potete rinfrescare la memoria cliccando qui), entriamo in piazza e non possiamo fare altro che rimanere affascinati dall’armoniosa bellezza che si è mostrata ai nostri occhi.

Alla nostra destra il duomo di San Lorenzo, di cui possiamo vedere la fiancata (Perugia è tra le pochissime città in Italia, se non l’unica, in cui la facciata frontale del duomo non dà sulla piazza principale).

La fiancata è caratterizzata dalle “Logge di Braccio”, opera commissionata da Braccio Fortebraccio da Montone nel 1423.

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Facciata laterale del duomo che affaccia sulla piazza. a sinistra le logge di Braccio

I lavori della cattedrale, ispirati da un progetto di Fra Bevignate nel 1300, furono iniziati nel 1345 e completati nel 1490, dopo tantissimi ampliamenti e modifiche.

Se salite le scale del duomo, noterete subito lo stacco cromatico (e di materiale) tra i rombi in marmo rosa e bianco e la parete superiore. Quei rombi furono prelevati dalla cattedrale di Arezzo, dopo la vittoria nella battaglia del 1335.

Ai lati della porta troviamo la statua di papa Giulio III (uno dei pochi papi simpatici ai perugini perché riportò le magistrature locali) e un piccolo pulpito da cui predicava, tra gli altri, San Bernardino da Siena.

La porta principale, come già detto, non è quella che dà su Piazza IV Novembre, bensì è quella che affaccia su piazza Danti (per trovarla basta che proseguiate la strada tenendovi piazza e duomo alla vostra sinistra).

L’interno del duomo di Perugia è un trionfo di bellezza e di maestosità; le navate, lunghe quasi 70 metri e alte 25, vi faranno sentire piccoli piccoli.

Appena entrati, sulla sinistra, protetta da un cancello e da ben quattordici serrature, si trova la reliquia dell’anello nuziale della Vergine Maria.

Non siamo soliti mostrare gli interni degli edifici da visitare, ma per il duomo facciamo una piccola eccezione… 😉

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L’interno del Duomo di Perugia

Davanti a noi, la bellissima Fontana Maggiore, realizzata da Nicola e Giovanni Pisano (contribuì alla costruzione anche fra Bevignate) nel 1278; essa, inizialmente, era alimentata dal nuovissimo (per l’epoca ovviamente) acquedotto di Monte Pacciano.

Presto però l’acquedotto cominciò a non essere più sufficiente per il fabbisogno della città e cominciò a dare problemi.

La fontana è composta di due vasche in pietra serena (la pietra di Assisi), sormontate da una tazza bronzea e dal gruppo delle tre ninfe.

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La Fontana Maggiore vista dall’alto – foto del portale turismo del comune di Perugia

La bellezza della Fontana Maggiore risiede, oltre che nella qualità artistica con cui è stata realizzata, nella filosofia del suo essere.

Le decorazioni, non solo rappresentano uno stupendo esempio di arte gotica, ma compongono una vera e propria enciclopedia, adatta a tutti i ceti sociali, secondo le proprie possibilità.

La vasca inferiore è decorata con sculture che si rifanno alle simbologie agrarie e di cultura feudale (il calendario dei lavori agricoli per intenderci); oltre a questo, sono rappresentati i mesi dell’anno e i segni zodiacali.

La vasca superiore, composta da 24 nicchie, rende omaggio al sapere universale (sono raffigurati il fondatore di Perugia Euliste, figure bibliche, il Trasimeno, la stessa Perugia…

Intorno ad essa, ci sono delle scritte in latino, che cominciano cosi:

“Guarda tu che passi, la gioconda vita di questa fontana. Se osservi bene puoi vedere cose mirabili. Sant’Ercolano o Lorenzo non cessate di implorare, che conservi le acque colui che siede sopra gli Astri.

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Fontana Maggiore by night

Vorrei continuare, perché la fontana meriterebbe più attenzione… ma vi toglierei il gusto di venire a vedere di persona… 😉

Girandoci in direzione di Corso Vannucci, a destra, non potete non notare l’edificio simbolo di Perugia nel mondo; il Palazzo dei Priori.

La costruzione iniziò nel 1293; nel tempo furono acquisiti gli edifici circostanti e “inglobati” nel palazzo, che continuava a crescere di dimensioni.

Nel frattempo il clero (che ovviamente non poteva avere un “palazzo del potere più piccolo”) ampliava il duomo.

Della guerra a “chi ce l’ha più grosso”, ne beneficiarono soprattutto i perugini, che oggi hanno ricevuto in eredità una delle più belle piazze d’Italia.

Tornando al palazzo dei Priori, saliamo la scalinata che ci troviamo dinanzi ed entriamo nella Sala dei Notari (così chiamata perché ospitò l’Udienza dei Notari).

Sopra la porta, i simboli del leone (fazione guelfa) e del grifo (Perugia) ci accolgono.

Come sempre noi non vi diremo cosa vedrete varcata la porta; è compito vostro scoprire cosa c’è. Posso però dirvi che la sala dei Notari lascia ogni volta a bocca aperta chiunque entri, perugini e non.

Usciti dalla Sala dei Notari, alla vostra sinistra ci sono delle scale che portano ad un’altra sala, la Sala della Vaccara.

Ci sono molte ipotesi sull’origine del nome; la più probabile è che sia riferita alle pergamene (vacchette) che contenevano i registri del comune e che in quella sala erano conservate.

Scendiamo le scale e dirigiamoci a sinistra; finito il palazzo c’è una viuzza, Via della Gabbia. Lungo il muro di palazzo dei Priori, erano appese le “gabbie” dei detenuti.

Non era raro vedere cadaveri di persone lasciati morire dentro le gabbie dopo aver commesso furti o omicidi, a monito per tutti quelli che intendevano delinquere.

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Palazzo dei Priori visto da maestà delle volte; a destra via della Gabbia – foto di Sergio Speziali

Tra il palazzo dei Priori e il duomo sorge il palazzo del Vescovato. Costruito nella seconda metà del XVII ha avuto una storia piuttosto travagliata, danneggiato e ricostruito più volte.

Dalla parte opposta, chiudono la piazza palazzo Ermanni Conestabile della Staffa e il palazzo Friggeri.

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Palazzo Conestabile della Staffa e Friggeri. In alto a destra, il leone e il grifo, custodi dell’ingresso della Sala dei Notari – foto di Sergio Speziali

Dirigetevi al centro di Piazza IV Novembre e, per un momento, immaginate di essere nel XVIII secolo; intorno a voi eminenze rosse e grigie, predicatori, pellegrini e furfanti, cantastorie e ciarlatani, venditori di stampe e di lanterne, insieme alla loro mercanzia, si scambiano notizie e pettegolezzi.

Tutto questo, unito al rumore delle botteghe degli artigiani, ha fatto da sottofondo al luogo simbolo di Perugia per eccellenza, in una storia lunga secoli.

Da qualche anno a questa parte Piazza IV Novembre sta riacquistando la centralità che gli spetta di diritto, grazie all’interesse mostrato sia dalle varie amministrazioni comunali, sia dagli organizzatori di grandi eventi, che hanno riscoperto la magia di questo luogo.

Se possiamo, vorremmo consigliarvi un libro che a noi è piaciuto molto e che vi permette di capire tantissime cose di Perugia

Da questo punto, da Piazza IV Novembre, partiranno le nostre passeggiate alla scoperta dell’acropoli.

Abbiamo pensato molto a come proporre la visita di Perugia e il modo migliore che ci è venuto in mente, è quello di visitare tutti i Rioni, uno a uno, per non perdersi niente di questa fantastica città.

Prossima tappa il Rione di Porta Santa Susanna.

STAY WANDER

Corciano – Borgo medievale a due passi da Perugia

Ben ritrovati Wander Travelers… Siete in viaggio in Umbria e avete un pomeriggio libero, non sapendo cosa fare? Vi consigliamo di visitare Corciano.

In passato io e Monica siamo stati spesso a Corciano, per prendere un gelato o per fare una semplice passeggiata, rimanendo non più di un’oretta.

Ci siamo tornati di domenica con l’intento di raccogliere informazioni da potervi dare… Abbiamo passato un pomeriggio intero camminando su e giù per le sue viuzze, scoprendo i suoi vicoli più nascosti, incontrando le persone che abitano questo splendido borgo e chiedendo informazioni sulla loro città.

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Monica a passeggio per Corciano
Siamo rimasti stupiti dalla profonda conoscenza del territorio dei corcianesi, e l’incrollabile attaccamento al loro piccolo borgo, non a caso eletto tra i “Borghi più belli d’Italia”.

Siete pronti a scoprire Corciano, la sua storia e le sue vie??

Let’s go!!!

Secondo la leggenda, narrata ne “Il conto di Corciano e Perugia”, Corciano fu fondata da Coragino, eroe troiano che arrivò in Umbria insieme ad Euliste (Ulisse), fondatore di Perugia. Un giorno Euliste disse a Coragino che aveva fondato Perugia per sé e per la sua famiglia… Non per altri…

Coragino captò il messaggio, neanche troppo sibillino, e se ne andò da Perugia, incamminandosi con altre famiglie verso Ovest. Varcata la “Montagna Alta” (Monte Malbe il nome attuale), scoprirono un territorio ricco di acqua, selvaggina e vegetazione. Coragino e gli altri decisero di stabilirsi qui… Comincia ufficialmente la storia di Corciano.

Le vicissitudini di Corciano, data la vicinanza a Perugia, sono strettamente legate ad essa.

Ad esempio, nell’Agosto del 1310, i soldati corcianesi combatterono a fianco di quelli perugini contro Todi. I soldati tuderti avevano occupato buona parte del territorio perugino e questo ovviamente non era gradito ai signori di Perugia. I due eserciti respinsero i tuderti attraverso la vallata fino alle porte della loro città; tornando indietro, portarono a Corciano alcune pietre tolte dal ponte di Monte Molino (trofeo di guerra) e le murarono nell’arco di ingresso al paese, ancora oggi chiamato Arco della Vittoria, sulla cui sommità è posizionata una lapide commemorativa.

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Tavoletta di cotto con la storia o il nome dei monumenti
Tra gli episodi più importanti della storia di Corciano, non possiamo non citare i tentativi di assedio di Braccio Fortebracci da Montone, che cercò a più riprese di conquistare il castello corcianese.

La prima volta (1415) le truppe di Corciano riuscirono a respingerlo, ma nulla poterono nel 1416 davanti alla forza e all’impeto di Braccio, che nel 1417 conquistò anche Perugia.

Ci sarebbe ancora tanto da parlare riguardo alla storia di Corciano, ad esempio della lotta delle due famiglie perugine Oddi e Baglioni, che inevitabilmente coinvolsero il territorio corcianese, oppure la visita di Papa Giulio II nel 1506, dell’arrivo dei piemontesi, la liberazione dal fascismo…

Non è questo il nostro compito vero?? Per questo ci sono le guide.

Cominciamo a girovagare per Corciano…

Arrivando in macchina, procedete lungo via Roma, la via che costeggia le mura, e continuate fino a che non trovate uno spiazzo sulla sinistra (via Roma nel frattempo è diventata via Cornaletto prima e via Francesco Ballerini poi); qui trovate un primo parcheggio, nei pressi dell’infopoint turistico (la guida turistica che vendono qui è molto ben fatta, 10 euro di spesa).

Una volta lasciata la macchina, trovate delle scalette che vi porteranno in via Fabrizio Ballerini; seguite questa via andando verso destra. Cominciate a guardarvi intorno, godete del panorama che spazia su tutta la valle (sapete che una volta questa valle era ne più ne meno una palude?).

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Lo splendido panorama di cui gode Corciano
Toccate la pietra con cui sono fatte le case, proveniente dal monte che si trova dietro Corciano (Monte Malbe)… Pietra dura, compatta, adatta a resistere nel tempo, adatta a proteggere… Proseguendo, a sinistra troverete un arco (via Mattioli), mentre a destra avrete un bellissimo scorcio del monastero di S.Agostino, edificato intorno al 1313, oggi proprietà privata.

Proseguendo per un centinaio di metri, troverete alla vostra destra Porta Santa Maria, il simbolo di Corciano nel mondo, e subito dietro l’arco della Vittoria, di cui abbiamo già parlato. La porta era la via di accesso principale alla città nel XIV sec.

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Porta Santa Maria
Se la attraversate e la osservate dall’esterno, godetevi la bellissima contrapposizione del torrione, basso e tozzo, (datato 1482) costruito per ospitare i soldati e per fornire un valido riparo dagli assedi, e la figura alta e snella della torre della chiesa di Santa Maria Assunta.

Attraversate l’arco della vittoria e salite la scalinata che vi porterà davanti alla chiesa e alla torre. La chiesa è quella di riferimento per tutte le altre della città, conventuali o parrocchiali che siano.

Se alzate lo sguardo verso la cima della torre, potrete scorgere la “Leona”, la campana grande che pesa più di dieci quintali; si chiama cosi in ricordo di papa Leone XIII, pontefice regnante al momento della sua realizzazione.

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La chiesa di Santa Maria Assunta e la torre
Come sempre, la peculiarità di un vero Wander Traveler è il piacere di scoprire; per questo non parleremo dell’interno della chiesa, ma vi possiamo consigliare vivamente di visitarla.. ;-).

A questo punto finite di salire le scalette e vi ritroverete in Corso Cardinale Rotelli.

Noi vi aspettiamo qui, vicino alla fontana; voi salite verso destra e perdetevi nei vicoletti di Corciano alta, assaporate il silenzio di questa parte della città e gustatevi la cura con cui i corcianesi trattano il loro paese.

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Tipica via corcianese
Ogni tanto potreste vedere due porte, una a fianco dell’altra, facenti parte della stessa casa; una delle due, più piccola e rialzata rispetto alla principale, è detta la “porta del morto”.

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La porta principale e a fianco la porta del morto rialzata
Tradizione vuole che da li passassero le bare, ma non credo che nel medioevo avessero tempo e denaro da investire nella costruzione di una porta da usare una volta sola nella “vita”. Più probabile è che la porta del morto servisse ad entrare nelle rimesse degli attrezzi o ad altri luoghi contigui alle case.

Quando sentite che il vostro spirito si sia riempito di “corcianità” scendete nuovamente alla fontana per proseguire il viaggio insieme.

Corso cardinale Rotelli ha una miriade di vie e viuzze che si possono esplorare, ognuna delle quali vi stupirà per una sua peculiarità (un lampione, una porta, una pianta, una signora del posto che sarà ben felice di raccontarvi qualcosa).

Vi consigliamo di imboccare  via del Girone e girare a sinistra, una volta che la via si incrocia con via Ballarini (il nostro è solo un consiglio, come sempre i più bravi esploratori del mondo siete voi).

Volgete lo sguardo a destra e in lontananza, se è una bella giornata, potrete scorgere la sagoma di monte Acuto.

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Monte Acuto al tramonto
Via Ballerini ad un certo punto si biforca; noi andiamo tutto a sinistra, oltrepassiamo un arco e ci ritroviamo in una piazzetta, il cui edificio principale è sede de comune di Corciano.

Il nostro giro è finito.

Volete sapere cosa abbiamo fatto noi? Una volta finito il giro, ci siamo guardati e abbiamo deciso di passare per tutte quelle strade che avevamo saltato.

Corciano è bella per quanto è piccola, per questo ci sembrava giusto godere di tutte le sue vie, allo stesso modo e indistintamente. Se anche voi farete il secondo giro, vi stupirete di quanto vi piacerà più del primo. A questo proposito, cercate via del Moro e imboccatela; sono presenti tantissime targhe, sia delle varie frazioni del comune di Corciano, sia degli avvenimenti storici più importanti… Molto suggestivo.

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Targa in cotto del comune di Corciano
Vi salutiamo citando un passo del libro “Viaggio in Umbria” di Averardo Montesperelli che, molto meglio di noi, riesce a trasportare i viaggiatori nella “corcianità”.

“(…) tutta la realtà di Corciano si conclude nelle sue case, nei suoi minuscoli giardini pensili, nella cinta delle sue mura, nella strada che corre sui suoi spalti. Il tutto è nel colore della bella pietra viva di Monte Malbe, con variazioni di verdi ciuffidi parietaria e di rossi gerani. É quanto basta a creare una realtà atta a conciliare lo spirito con se stesso. Girare per queste viuzze ritorte e assurde, comprese entro casette fasciate di tempo e di umiltà, cogliere l’idillio che ad ogni passo nuovamente sboccia fra pietra e fiore, sostare qua e la nei brevi e improvvisi slarghia contemplare la scoperta di uno scorcio scenico che si direbbe creato da una fantasia di finezza impensabile, è ciò che corciano offre ad uno spirito che sappia cogliere il valore dell’offerta, suscitando in esso risonanze di poesia.”

Averardo Montesperelli

Viaggio in Umbria (1963)

 

STAY WANDER

 

Terni rende omaggio al suo patrono – San Valentino

San Valentino, la festa degli innamorati, la festa dell’amore passato, presente e futuro. Il giorno in cui è più facile dichiararsi, fare la proposta alla persona amata, condividere i progetti futuri, sognare l’amore eterno.

Il 14 Febbraio l’Italia e il mondo festeggiano il santo protettore degli innamorati; Terni festeggia il suo patrono.

Oggi Wander Travelers ci spostiamo al sud dell’Umbria per rendere omaggio a uno dei santi più importanti d’Italia. Pronti???

Let’s go!!!!!

Si hanno notizie frammentate e non del tutto confermate sulla storia di Valentino. Ci sono però dei punti ben chiari legati alla vita del santo.

Visse tra il 175 d.C. e il 273d.C. e la sera del 14 Febbraio 273 (alla tenera età di 97 anni) fu imprigionato, percosso e infine decapitato. La violenza della morte fece molto scalpore sia all’interno della chiesa sia tra il popolo, al punto che la sua devozione ebbe un’immediata diffusione nel mondo cristiano.

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San Valentino

Valentino apparteneva a una famiglia molto facoltosa, e fin da giovane età si dedicò allo studio delle varie correnti e idee religiose del tempo; il suo interesse fu catalizzato sulla nascente religione cristiana.

Lo studio lo prese talmente tanto che decise di dedicarsi alla divulgazione della fede cristiana. Valentino fu ordinato vescovo di Terni nel 197 da Feliciano (vescovo e patrono di Foligno) e subito si dedicò ai malati, ai poveri e ai bisognosi. La popolarità di Valentino risiedeva nella capacità di curare malattie incurabili, compiendo cosi innumerevoli miracoli.

Proprio per questo però, Valentino attirò più di un’antipatia, e finì con l’essere incarcerato più volte, durante le persecuzioni cristiane.

Passarono i secoli, e il 23 giugno 1605 furono compiuti degli scavi nella basilica a lui dedicata. Grande fu la commozione quando fu ritrovata un’arca marmorea, al cui interno furono riconosciuti i resti del santo, con la testa ovviamente staccata dal resto del corpo.

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Le reliquie di San Valentino, esposte sotto l’altare

Le reliquie furono deposte dento un’urna che fu collocata sotto l’altare della basilica, ancora oggi visibile.

Il culto di San Valentino crebbe a dismisura e varcò rapidamente i confini nazionali, già dopo il IV secolo. La celebrazione di San Valentino sostituì la festa pagana dei Lupercalia (dedicata al dio della fertilità Luperco) che si celebrava il 15 Febbraio e consisteva, né più né meno, in un’orgia sfrenata collettiva.

Numerose sono le leggende che ruotano intorno al Santo di Terni, e la più importante è sicuramente quella di Sabino e Serapia.

La giovane Serapia abitava in una piazza di Terni, l’attuale Piazza Clai.

Passando spesso da quelle parti un giovane centurione romano, di nome Sabino, l’osservò più volte, e se ne innamorò. Un giorno Sabino si fece coraggio, si presentò al padre e la chiese in sposa. La famiglia di lei, però, era contraria all’unione, dal momento che Sabino era pagano mentre loro erano di fede cristiana.

Allora Serapia chiese a Sabino di andare dal Vescovo, ricevere l’istruzione cristiana e farsi battezzare.

Sabino, per amore di lei, accettò.

Purtroppo però il destino riserbò a Serapia e Sabino una brutta sorpresa: Serapia era affetta da una forma di tisi molto grave. La malattia della figlia gettò la famiglia nella disperazione e distrusse Sabino.

Sabino chiamò Valentino e lo supplicò di impedire la morte della sua amata: la sua vita senza di lei sarebbe stata come un lungo martirio insopportabile.

Valentino, commosso per tanto amore, sposò i due ragazzi, e lì benedì. Subito dopo Serapia e Sabino morirono insieme abbracciati, in un’ideale stretta di amore eterno. Valentino per questo fu decapitato e, proprio da questo episodio, divenne il santo protettore degli innamorati.

San Valentino divenne ufficialmente il patrono di Terni, acclamato direttamente dal popolo, nel 1644.

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La basilica di San Valentino – foto di Valerio Clementi

Numerose sono le iniziative che ruotano intorno alla celebrazione del santo; la più importante è sicuramente la festa della promessa, che si svolge la domenica precedente il 14 Febbraio. Tantissime coppie di futuri sposi si recano a Terni per scambiare la loro promessa di amore e fedeltà, nella speranza di ricevere la benedizione del santo.

La basilica di San Valentino ha una storia lunghissima. Il primo edificio risale al IV secolo, e fu costruito sopra la tomba del santo. Fu distrutto e ricostruito più volte; l’ultima ricostruzione, quella attuale, terminò nel 1618 dopo la traslazione delle reliquie del santo. Da quel giorno milioni e milioni d’innamorati sono passati per la basilica chiedendo al santo di proteggere il loro amore.

Da quel giorno la città di Terni e il popolo ternano poterono rendere omaggio al suo più illustre personaggio.

Assisi – Il viaggio continua

Ben ritrovati Wander Traveler… Siete pronti a riprendere la nostra camminata? Siete pronti a scoprire le meraviglie di piazza del Comune, della cattedrale di San Rufino, della Rocca Maggiore e tanto altro?

Prima di partire… Avete letto la prima parte della passeggiata per Assisi? Se non l’aveste fatto, basta cliccare qui.

Ora che siamo tutti pronti… Si parte!

Piazza del comune è il centro della vita cittadina, passata e presente. Ha la forma di un rettangolo ed è l’incontro degli assi viari principali della città. Saltano subito all’occhio la Torre del Popolo, il Tempio di Minerva (a fianco della torre), il Palazzo dei Priori e la fontana.

Il palazzo del capitano del popolo fu costruito tra la metà del XIII sec. e il 1282; la merlatura fu aggiunta nel 1927. La torre fu edificata nel 1305 e più volte restaurata e messa in sicurezza.

A fianco della torre, potete ammirare il tempio di Minerva. Esso fu costruito in età Augustea; rimasto in abbandono per tutto il medioevo, nel 1539 fu dedicato alla Madonna.

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La torre del capitano del popolo e il Tempio di Minerva – Foto di Raffaele Ariante

Non sono un esperto archeologo, ne un buon conoscitore dei beni culturali, però è chiaro che lo stato di conservazione di questo monumento è eccezionale.

Di fronte al palazzo del capitano del popolo troviamo il Palazzo dei Priori, sede dell’amministrazione comunale. Sotto il palazzo, sulla destra a fianco di un negozio di souvenir, potete vedere un arcone con la volta dipinta (la volta pinta). Se guardate bene, le raffigurazioni sono grottesche, ma un motivo c’è; per tantissimo tempo quell’arcone è stato l’ingresso di un bordello, e la porta d’ingresso la vedete davanti a voi, dove ora c’è una trattoria.

Praticamente in 4 passi all’interno della piazza ci siamo visti scorrere davanti 1200 anni di storia… Non male come inizio di passeggiata no?

Una volta ammirata la volta pinta, tornate in piazza e giratevi a sinistra (lato via Portica). Trovate l’ufficio informazioni turistiche (vi dovesse servire) la posta e un piccolo altare (da cui predicò nel 1425 San Bernardino, le cui prediche ebbero come effetto, tra le altre cose, la soppressione della battaglia dei sassi di Perugia) unica parte superstite della chiesa di San Nicolò, demolita per far posto al palazzo delle poste… Non credo che l’estetica della piazza ci abbia guadagnato, ma tant’è… Proprio qui tra l’altro, avvenne un episodio fondamentale nella vita di San Francesco. Francesco, raccolto in preghiera all’interno della chiesa di San Nicolò, ricevette la parola di Dio, che gli annunciava:

“Se vuoi esser perfetto, va et vendi tutte le cose che tu hai, et dalle a’ poveri, et troverai il tesoro in cielo”

Leggenda dei Tre Compagni

La regola delle regole per i francescani fu annunciata a Francesco nella chiesa di San Nicolò…

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l’altare della chiesa di San Nicolò

Dopo aver fatto il turista modello, aver visitato i monumenti della piazza che tutte le guide e gli opuscoli del mondo suggeriscono… Cambiamo modo di visitare Assisi.

Siete pronti?

Attraversate la piazza tenendovi sulla sinistra; finiti i palazzi che affacciano sulla piazza, imboccate via della Fortezza, che comincia con una bella cordonata (scalinata). Salite fino a che la scalinata gira a sinistra. Vicolo della Fortezza diventa via Tiberio d’Assisi; non ci sono monumenti da segnalare, guide che vi diranno cosa e dove guardare; quello che ammirare lo decidete voi. Siete immersi all’interno del tessuto urbano e più intimo di Assisi.

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La cordonata di vicolo della Fortezza

Man mano che salite, giratevi indietro… la città sottostante comincia a fare capolino dai tetti delle case, e potreste ritrovarvi a fare degli scatti inusuali…

Vicolo Tiberio d’Assisi termina al crocevia con via Capobove e via Santa Maria delle Rose. Io ho scelto di prendere quest’ultima via, ma voi fate quello che vi sentite di fare, in assoluta libertà e autonomia. Via Capobove prosegue fino a diventare via Santa Croce, che si unisce a via del Colle salendo, o via San Paolo scendendo.

Via Santa Maria delle Rose è una via tipicamente assisana, il cui nome deriva dalla bellissima ex chiesa che troverete percorrendola, poco prima di piazza san Rufino.

All’interno dell’edificio, potete trovare la mostra permanente di Guido Dettoni. Oltre questo, se vi girate potrete godere di un panorama di tutto rispetto.

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Il panorama da Santa Maria delle Rose

Intravedete la mole imponente di San Rufino?

Bè… Non è ancora arrivato il momento di visitarla.

Prima di farlo, a fianco del portone di Santa Maria, c’è un arco con una strada che sale; se la imboccate, vi ritroverete in via Giovanni Joergensen, illustre poeta che si innamorò di Assisi e di San Francesco. Joergensen dimorò diversi anni nella città serafica; nel 1907 scrisse la biografia di Francesco. Il successo dell’opera gli valse la cittadinanza onoraria di Assisi.

” Le gradinate e le vie della città parevano condurmi alle stelle… Si, è la strada che mena al regno dei cieli”

Giovanni Joergensen

Percorrete via Joergensen fino ad arrivare ad una cordonata (vicolo San Lorenzo). Scendete in via Porta Perlici e girate a destra, in direzione di San Rufino, la cattedrale di Assisi.

La cattedrale, uscendo dai vicoli stretti di Assisi, quasi ci assale, maestosa e imponente. Immaginate nel medioevo, quando si cantavano le laudi, alla luce delle torce, con la sagoma scura del duomo dietro, i frati vestiti e chinati nei loro libri… Suggestivo è dir poco…

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La cattedrale di San Rufino

Ho cercato le parole per descrivere la cattedrale, e cosa volesse e potesse significare per un assisano. Nelle mie ricerche, mi sono imbattuto in un libro preso alla biblioteca comunale di Assisi (via San Francesco) di uno dei suoi più illustri concittadini: Arnaldo Fortini.

Leggendo le sue parole, mi sono sentito un po’ assisano pure io; per questo, credo che nessuno meglio di lui possa descrivere cosa rappresenta il duomo di San Rufino.

San Rufino non è la cattedrale di Assisi… San Rufino è Assisi…

“La facciata della cattedrale, la domus, la casa del popolo, la patria, la chiesa, il luogo destinato alla trattazione degli affari più gravi, della pace e della guerra del Comune, la culla, la tomba, la facciata di quel luogo doveva contenere tutti i simboli, e tutte le allegorie, la vita e la morte, la virtù e il peccato, la realtà e il sogno, la storia vissuta d’ogni giorno, e le fantasticherie più bizzarre, doveva essere quasi un poema didattico scolpito, un’enciclopedia per la gente del popolo che non capiva la lettera.

Dalla creazione si va fino all’avvenimento del giorno della vita della città di cui oggi è persa ogni traccia, squarcio di cronaca fissato nella pietra.

Cristo Salvatore trionfa Agnello con la Croce, Leone che stritola la morte, Ostia del Sacrificio, Fonte di purificazione; e intorno a Lui tornano di continuo i simboli dei quattro Evangelisti: l’Aquila, L’Angelo, il Bue, il Leone.

Pietro parla con un gesto ampio, Paolo mostra aperto il volume delle sue Epistole, Rufino vescovo, stringe contro il cuore il libro dell’Evaugelo, le teste dei santi diaconi spirano l’orrore e la pietà come dopo il supplizio. Tutta la leggenda dei martiri rivive, mentre la religione di Cristo ascende trionfante con tutti i suoi simboli, la Vergine e il Bambino Gesù, i Magi coi loro doni, il sacerdote che battezza e quello che purifica, il Serafino che fa l’offerta dell’incenso a Dio, l’Angelo Custode, fratello vigile dalla nascita alla morte.

Ed ecco le creature della vita, quelle buone e quelle cattive, i leoni, le aquile, i lupi, i vitelli, il cane, il pesce, il cervo, la gallina, il cammello, la civetta, il serpente, il pavone; ed ecco le figure del sogno e della fantazia, gli animali fantastici, i dragoni dalle lunghe code, i grifi alati e squamosi, i cavalli con la testa umana. Essi si azzuffano, si mordono, si attorcigliano, mostri spaventosi e feroci, simboli del diavolo, espressione del fascino pauroso dell’inferno.

Ed ecco ombre, premio a coloro che sono nella verità, le sottili volute di foglie e di fiori, che si piegano in eleganti ghirlande, su cui vengono a posarsi le colombe, le snelle figurine che danzano in segno di giubilo, tenendosi per mano.

La vita dell’antica città medievale ritorna anch’essa in piccoli quadri che sono come miniature sulla pietra tormentata dallo scalpello, lavori di passione e di pazienza, per la gloria della cattedrale e del suo popolo. L’arciere tende il suo arco, il suonatore è intento al suo strumento, il venditore d’uva porge il cesto colmo di frutta.

Su in alto si snoda, leggere ed elegante, la galleria con la sua bella fuga di colonne, ride la grazia dei tre magnifici rosoni.”

Arnaldo Fortini – Nova Vita di San Francesco

 

All’interno della cattedrale c’è il fonte battesimale in cui fu battezzato San Francesco, e oltre questo, se guardate bene, potrete scorgere delle vecchie mura romane lungo il pavimento, oltre che una chiesetta.

Vi ho incuriosito abbastanza per venire a visitare San Rufino?

La nostra passeggiata a questo punto prosegue.

Tornate verso via Porta Perlici e imboccate via Montecavallo (lo trovate sulla destra).

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Via Montecavallo

Godetevi questa via e la sua tranquillità, la sua pace… Io ci sono passato in una giornata uggiosa; il giorno prima aveva piovuto. L’odore della pioggia, dei fiori, delle piante e del fumo dei camini si mescolava, creando una fragranza quasi magica; di colpo la vita frenetica è sparita, Sono rimasto solo io, il profumo di Assisi e la quiete… Via Montecavallo mi ha regalato i cinque minuti più belli di tutta la giornata.

Arrivati all’incrocio con vicolo Bovi, girate a sinistra e proseguite fino a che non incontrate via del Comune Vecchio. Girate a destra e vi ritroverete lungo la statale. Arrivati alla statale voltate a sinistra e dirigetevi verso quel ciuffo di case che vedete, dall’altra parte della strada (via Anfiteatro romano).

Siete arrivati all’Anfiteatro Romano.

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L’Anfiteatro Romano – Foto di Beatrice Boccacci

Non è cosi facile scorgerlo… dovrete salire dopo aver imboccato via dell’anfiteatro romano… et voilà…

Fu costruito nel I secolo d.C. ed è rimasto conservato grazie alla disposizione degli edifici medievali, che ne hanno conservato la forma. Meritano una menzione anche le fonti, che potrete trovare in prossimità dell’Anfiteatro.

Da via dell’Anfiteatro, attraversiamo la strada e imbocchiamo vicolo del Maniscalco. Al crocicchio con via porta perlici proseguiamo dritto e cominciamo la scalata verso la Rocca di Assisi.

La passeggiata verso la cima durerà 10-15 min, nel frattempo vi do qualche informazione sulla rocca; soprattutto durante la salita guardate il panorama, splendido ovunque vi giriate.

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La Rocca di Assisi

La Rocca domina da più di 800 anni la città di Assisi e tutta la valle del Tescio, costituendo la roccaforte più importante per la loro difesa.

Si hanno notizie di una prima fortificazione già nel XII secolo, ad opera dell’arcivescovo Cristiano di Magonza.

Al centro di numerose battaglie, la Rocca Maggiore si è trovata a cambiare più volte capitani di ventura sostenuti da eserciti di mercenari. La fortezza è stata arricchita con l’allestimento di un Parco Medievale: la Sala delle Armi, la Sala del Banchetto e la Sala della Musica. Nella Torre del Maschio è esposta una mostra fotografica che illustra la più importante e sentita festa laica della città di Assisi, il Calendimaggio (primo mercoledi, giovedì, venerdì e sabato del mese di maggio). La Nobilissima Parte de Sopra e la Magnifica Parte de Sotto si contendono con esecuzioni musicali e canore, rievocazioni di vita medievale e cortei storici l’assegnazione del Palio, decretata da una giuria di esperti, registi, storici e musicologi.

Ovviamente parleremo approfonditamente del calendimaggio a tempo debito… 😉

Godetevi il panorama da quassù e aprite i polmoni… Aria cosi buona difficilmente si trova!

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Panorama dalla Rocca

Se volgete lo sguardo a sinistra, vedrete un’altra torre… Quella è la Rocchicciola.

In passato aveva la funzione di torre di guardia; numerose fonti affermano che la rocca e la rocchicciola, fossero collegate alla città di Assisi mediante dei tunnel sotterranei. In caso di attacco, gli assisani potevano percorrere i tunnel e ripararsi all’interno delle fortificazioni. Le porte di accesso sono state ritrovate; purtroppo i tunnel hanno ceduto sotto il peso della città e dell’assenza di manutenzione.

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Panorama dalla Rocchicciola – Foto di Beatrice Boccacci

Dalla rocca il panorama spazia praticamente su mezza Umbria. San Rufino, Santa Chiara, la torre del capitano del popolo, la basilica di San Francesco, Perugia a destra sui colli, Monte Tezio, Foligno, Spello, Spoleto, Santa Maria degli Angeli con la sua basilica… what else????

Quando siete pronti, cominciate la discesa, ma ovviamente cambiamo strada.

Scendendo, sul tornante, ci sono delle scalette; imboccatele e scendete fino a che non arrivate in via porta Perlici. Girate a destra e vi ritrovate in piazza san Rufino. Avete voglia di uno spuntino veloce? Magari uno spicchio di pizza? Sull’angolo della piazza c’è quello che fa al caso vostro: Pizzeria da Andrea (l’insegna è PIZZA AL TAGLIO). Per i più stanchi c’è anche una panchina (se la trovate libera). È una piccola pizzeria a conduzione familiare, e la pizza rispecchia il significato di famiglia: buona.

Provare per credere.

Una volta rifocillati, scendete lungo la via alla vostra destra (via San Rufino).

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Via San Rufino

Secondo il mio parere è la via più bella di tutta Assisi. Ogni volta che la imbocco, provo la stessa sensazione di benessere di quando apro la porta di casa mia.

La via vi permette di entrare nuovamente a Piazza del Comune, dove la nostra passeggiata era cominciata.

A questo punto che si fa? Abbiamo visto e camminato abbastanza… Di solito dopo una giornata impegnativa mi dedico a qualcosa di più rilassante… gironzolo per i negozi locali. Souvenir, prodotti tipici, abbigliamento, ceramiche, tessuti… Ad Assisi potrete trovare tutto quello che serve per soddisfare il vostro bisogno di compere. Tutti i negozi sono di persone che vivono ad Assisi. I vostri acquisti aiuteranno la loro attività ad andare avanti, i loro figli ad andare a scuola, la possibilità di andare al cinema, di cenare fuori e di permettersi una vacanza, proprio quello che state facendo voi ora.

Forse ogni tanto potrete trovare qualcosa più caro che nel supermegaiperstore… ma ricordatevi a cosa servono quei soldi in più che spenderete… e vedrete che sarete molto più contenti di aver acquistato!

Alla prossima passeggiata Wander Traveler

STAY WANDER

Assisi – L’inizio del viaggio!!!!

Ciao a tutti Wander Traveler!! Oggi vi porteremo alla scoperta di una delle città mistiche dell’Umbria, meta ogni anno di milioni di turisti: Assisi.

Assisi la potete scorgere in lontananza; adagiata sull’ultima propaggine nord-occidentale del Monte Subasio, rivolta verso Perugia e la valle del Tevere.

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Assisi vista dalla piana

A seconda dell’ora in cui arrivate, Assisi offre uno spettacolo unico; il mio preferito però è al tramonto, quando il colore rossastro della luce si riflette sulla pietra serena (il vero nome della pietra di Assisi è Scaglia Rossa, una formazione facente parte della successione deposizionale dell’Appennino Umbro Marchigiano, caratterizzata dall’alternanza di colore bianco e rosato, che la rende unica al mondo) e le luci cominciano a fare capolino dalle finestre.

Assaporate questo momento che la città vi offre; forse sarà il più bello di tutto il vostro soggiorno ad Assisi.

Avrete notato immediatamente la Basilica di S.Francesco e il convento, che si ergono maestosi sull’ultimo sperone di roccia prima del tuffo sulla piana.

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La Basilica e il convento di San Francesco

Insieme alla basilica di S.Francesco, svettano altre chiese e torri; non vi sarà sfuggita di certo la cupola della cattedrale di S.Rufino, la sagoma della basilica di S.Chiara e la torre del Popolo.

Sopra ad Assisi troneggia la Rocca Maggiore, le cui mura hanno ospitato parte della storia passata della città.

Ora amici Wander Traveler, è ora di immergersi con lo spirito e il corpo, alla scoperta della città Serafica.

Let’s go!!!!

Frequentando quotidianamente per motivi di lavoro Assisi, mi sono accorto che i tour organizzati (e i turisti “indipendenti”) arrivano alla basilica di S.Francesco, percorrono via S.Francesco, arrivano in piazza, la attraversano velocemente, giungono alla basilica di S.Chiara e se ne vanno, sicuri di aver visitato la città….

Assisi è altro….

Ovviamente queste sono le tappe fondamentali e irrinunciabili di una visita ma credetemi… La bellezza di Assisi risiede in altro.

Assisi è la città del silenzio, della quiete, della pace.

L’edilizia urbana di Assisi si è evoluta lungo la direttrice EST-OVEST. Le vie principali, poste una sopra l’altra, sono collegate da vicoli corti, stretti e ripidi, da scale ripide dette “cordonate”…. Qui va cercata Assisi.

Assisi è tra le viuzze e i vicoletti, tra gli oleandri e i vasi di gerani che troverete ad ogni finestra e balcone.

Assisi è tra i ruderi, tra i muri diroccati che fungono da confine per gli orti.

Assisi è negli scorci improvvisi che si aprono tra le case, in cui potrete scorgere, a seconda della direzione, la valle fino a Spoleto o il colle di Perugia e oltre.

Assisi è nei piccoli altari, disseminati ovunque, da cui vi sorridono delle piccole Madonne.

Assisi è sulle porte dei piccoli artigiani e dei negozi di souvenir, che ammaliano e attraggono.

Ma più di tutto, Assisi è San Francesco, ed è per questo motivo che la fretta non si confà a questi luoghi. Solo chi proverà a capire Francesco e la sua vita, il suo voto e le sue prediche, riuscirà a godere di questi luoghi.

Lasciatevi accogliere, lasciatevi trasportare indietro nel tempo e attraverso il tempo, scordandovi di avere un orologio… Anzi mettetelo via; spegnete il cellulare e godetevi la pace che solo questa città riesce a dare.

Il vostro primo appuntamento sarà sicuramente alla basilica di San Francesco. La prima cosa che vi consiglio, arrivando alla basilica, è ascoltare le campane. Alle 10:30 (anche ad altri orari) le campane suonano per qualche minuto, e se chiudete gli occhi, proverete un’impareggiabile sensazione di tranquillità; state preparando il vostro spirito all’ingresso in Basilica.

La Basilica fu costruita dopo la morte di Francesco, per celebrare le sue opere e la sua predica; a dirla tutta non credo che lui fosse molto d’accordo che gli fosse dedicata una chiesa cosi grande, rapportata tra l’altro alla PORZIUNCOLA, costruita proprio da Francesco e custodita all’interno della basilica di S.Maria degli Angeli.

In pochi posti al mondo avrete la possibilità di visitare una chiesa dentro un’altra chiesa….

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La Porziuncola, la chiesa costruita da S.Francesco e dai suoi primi discepoli

Tornando alla basilica di Assisi, il 29 Marzo del 1228 Frate Elia ottenne in nome del Papa la concessione di un pezzo di terreno appartenente a Pucciarello di Assisi; l’appezzamento aveva anche un nome poco rassicurante, Colle dell’Inferno. Questo appellativo deriva dal fatto che qui venivano eseguite le pene capitali; in poche parole Colle dell’Inferno era un luogo che gli assisani evitavano come la peste (se vi si dovevano recare, era un segnaccio!!!!). Frate Elia ne cambiò immediatamente il nome; d’ora in poi questo luogo sarà conosciuto come Colle del Paradiso (un pò più consono al luogo dove sorgerà una delle basiliche più importanti del mondo).

Frate Elia era decisamente una persona sveglia; in men che non si dica riuscì a raccogliere i fondi necessari per la costruzione. Il 25 Maggio 1230 il corpo di Francesco venne deposto nella nuova tomba, segno che almeno la basilica inferiore era compiuta. Sono bastati solo due anni a frate Elia per costruire la basilica inferiore!!!!

Nel 1231 Elia cominciò la costruzione della basilica superiore, che fu solennemente consacrata da Innocenzo IV nel 1253. Mi piacerebbe farvi vedere gli interni delle basiliche superiore ed inferiore ma non lo farò…. Questa è una parte del viaggio che dovrete fare voi cari Wander Traveler!!! Mi limiterò a farvi vedere l’esterno… 😉

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La Basilica inferiore di notte
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La Basilica superiore vista da via San Francesco

Vorrei però rendervi partecipi di un episodio. Un pomeriggio, gironzolando per il piazzale della basilica inferiore, mi sono avvicinato alla porta d’ingresso e ho cominciato ad osservare le persone che entravano e che uscivano.

I visi delle persone che escono dalla basilica, sono visi pieni, soddisfatti, sereni. Non saprei dire se sia stata solo una mia impressione, ma sono sicuro di una cosa: che voi siate credenti o atei, troverete sicuramente dei buoni motivi per godere dello spettacolo della basilica di S.Francesco eletta nel 2000 dall’Unesco patrimonio dell’Umanità.

Una volta usciti, non vi affrettate subito alla prossima meta; è questa qui la differenza tra un soggiorno di qualità e una maratona culturale. Non sarete più bravi o più forti se riuscirete a vedere tutto quello che vi dicono di vedere, nel minor tempo possibile.

Gironzolate un po’, fate delle foto, soffermatevi ad osservare quello che vi sta intorno, non importa cosa. Respirate l’aria di Assisi e del monte Subasio…. Rallentate….

A questo proposito vorrei condividere con voi quella che secondo me è la più bella preghiera francescana, un magnifico omaggio alla natura e alle sue creature.

 

Cantico Delle Creature

« Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. 

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. 

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.

 Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male. 

Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »

Una buona guida parla anche di storia no? Qualcosina vi dirò pure io, cosi non sarete costretti ad accendere il cellulare per cercare informazioni.. 😉

Assisi affonda le sue origini addirittura nel Neolitico; i territori erano abitati da una tribù di umbri (IX-VII sec a.C.) che presto fu spazzata via dalla civiltà etrusca, molto più potente ed organizzata. Nel 295 a.C. con la battaglia del Sentino, i romani conquistarono tutta l’Italia centrale e la città prese il nome di Asisium.

Non si sa con precisione l’origine del nome; c’è chi lo attribuisce al torrente che scorre ai piedi della città (Assino) e c’è chi sostiene che il nome Assisi derivi dal nome di un animale (il falco) e quindi significhi “città del falco”.

Uno degli eventi più importanti per la città è l’inizio della cristianizzazione del popolo, operata a partire dal III secolo dal vescovo Rufino, divenuto poi martire a cui in seguito fu intitolata la cattedrale della città.

Con il crollo dell’impero romano, Assisi come Perugia e come tutta l’Italia furono preda delle invasioni barbariche.  Ad Assisi, nel 545, Totila (lo stesso che uccise Ercolano a Perugia; se non avete letto l’articolo sulla storia di Ercolano, lo potete fare cliccando qui) e i suoi Goti, saccheggiarono la città.

Passarono gli anni e si succedettero i signori a governo della città, fino a che nel 1198 una sollevazione popolare fece si che Assisi divenne Comune. In questo contesto, tra il 1181 e il 1182 nacque Giovanni di Bernardone, figlio di Pietro di Bernardone (ricco mercante assisano) e di Madonna Pica. Giovanni fu presto rinominato Francesco dal padre, che cosi volle omaggiare la Francia, con cui intratteneva intensi rapporti commerciali. La nascita di Francesco, segnò l’avvenimento più importante per la storia di Assisi passata, presente e futura.

Nel 1818 e nel 1850 furono ritrovati i corpi di San Francesco e Santa Chiara, consentendo cosi ad Assisi di divenire meta di pellegrinaggio per milioni di fedeli.

Durante la seconda guerra mondiale Assisi fu dichiarata “città aperta” e al passaggio del fronte, nel 1943, fu letteralmente invasa da rifugiati, feriti, soldati di ogni nazionalità che richiedevano asilo. Fu per questo che Assisi, a differenza di tante altre città, non fu bombardata, e poté mantenere intatto il suo skyline e, soprattutto, i suoi monumenti.

La città, come la maggior parte dell’Umbria, non ha subito alcun danno rilevante dai terremoti del 24 agosto e 30 ottobre 2016. La disinformazione dei media, complice anche la Croce Rossa Italiana che ha mostrato un video del crollo della volta della basilica superiore del 1997, ha provocato dei danni indiretti all’economia del turismo. Assisi si è concentrata per soccorrere le popolazioni della Valnerina colpite dai danni indiretti del sisma; così come le popolazioni colpite nelle altre Regione del Centro Italia. La città è perfettamente integra e resistente.”

Wikipedia

 Una volta che vi sentite pronti, incamminatevi perché il resto della città attende di essere scoperta. Davanti a voi, uscendo dalla basilica superiore, si aprono due strade; Via S.Francesco sulla destra e via Cardinale Raffaele Merry del Val sulla sinistra. Non vi consiglierò ne l’una ne l’altra strada; imboccate quella che vi ispira di più e cominciate a camminare.

Osservate l’architettura di Assisi, le finestre con le imposte di legno marrone, i vasi con i fiori che trovate ovunque (gli assisani sono appassionati di fiori, che impreziosiscono il già ricco panorama urbano), gli usci delle porte in pesante legno massello e la pietra serena utilizzata per costruire tutte le case di Assisi.

Dietro ogni angolo potrete trovare una sorpresa…

Se avete scelto di incamminarvi lungo via San Francesco,  davanti a voi si presenta una delle vie più ampie di Assisi. Essa è sede di numerose organizzazioni, di numerosi ordini, della biblioteca comunale, e della pinacoteca comunale.

Arrivati in cima alla via, in prossimità di un arco voltatevi a destra……

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Scorcio della piana tra i palazzi

Sfortunatamente nel momento in cui l’ho scattata c’era un pò di foschia… Vorrà dire che dovrete venire a fare la foto di persona ;-).

La strada prosegue e diventa via Fortini, sede del teatro comunale (spesso va in scena un musical su Chiara di Assisi, ve lo consiglio).

Proseguendo oltre, via Fortini diventa via Portica, la via di accesso al comune.

Qui, poco prima della piazza troverete il foro Romano, antica testimonianza dell’epoca imperiale, che dovete assolutamente visitare, magari con una guida più dettagliata della mia.

Se invece dalla basilica di San Francesco avete preso via Cardinale Raffaele Merry del Val, cominciate a salire; poco dopo sulla destra trovate vicolo Santa Margherita. Percorretelo e vi troverete a visitare la chiesa di Santa Margherita, ma soprattutto potrete godere di un panorama sulla basilica di San Francesco impagabile.. Vedere per credere..

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La facciata della chiesa di Santa Margherita – foto di Beatrice Boccacci
Il panorama dal piazzale della chiesa di Santa Margherita – foto di Beatrice Boccacci

Tornate sui vostri passi e continuate a salire. Vi troverete immediatamente davanti ad una delle porte d’ingresso più belle della città, Porta San Giacomo.

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Porta San Giacomo

Subito dopo, proseguendo lungo la via, troverete davanti a voi vicolo S.Andrea, che vi offrirà un bellissimo scorcio per fare delle belle foto.

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Vicolo Sant’Andrea

Lungo via Metastasio, sulla sinistra, appena dopo il piccolo teatro degli Instabili, fermatevi e andate a dare uno sguardo alla chiesa di San Giacomo del muro rupto. Fatta edificare nel 1080 dall’abate Farfa Berardo I, si chiama “del muro rupto” perchè si trova nei pressi dei muri in rovina della città. Entrando potrete assaporare la semplicità francescana; una sola navata, la pietra serena utilizzata per l’edificazione e soprattutto il silenzio… godetevelo perchè difficilmente nella nostra vita così frenetica avremo momenti di pace come questi. Per visitarla basta suonare ad un cancello nero e prendere accordi con le suore che abitano il convento; saranno ben felici di condividere con voi la loro piccola perla…

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L’interno della chiesetta di San Giacomo

Appena usciti e fatti 20 metri, troverete una scalinata che sale (via S.Croce). Cominciate a salire…  sbuff sbuff.. panf… panf…

Benvenuti dalle suore tedesche!!!!

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via S.Croce, suore tedesche – foto di Beatrice Boccacci

 

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madonnina – foto di Beatrice Boccacci

Questa strada, se la percorrete tutta, vi porterà direttamente alla Rocca Maggiore!!!!!

Se non volete arrivare alla rocca da qui, tornate lungo via Metastasio e proseguite verso sinistra.

Ogni tanto volgete lo sguardo a destra; si aprono scorci di rara bellezza della piana, con in bella vista la Basilica di Santa Maria degli Angeli. A sinistra in lontananza potrete scorgere Spoleto, mentre a destra il colle di Perugia e monte Tezio.

Via Metastasio diventa via San Paolo, la via di accesso alla piazza del comune.

Se non siete troppo stanchi, merita una visita la chiesa di Santo Stefano. La potete trovare, prendendo il vicolo santo Stefano (provenendo da via Metastasio, lungo via San Paolo sulla destra).

Entrando, come per la chiesa di San Giacomo, godete della semplicità francescana; una sola navata, travi in legno sul soffitto, niente fronzoli… Questa è una delle poche chiese arrivate integre, senza nessun lavoro di ristrutturazione, direttamente dal duecento francescano.

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La scalinata che porta a Santo Stefano – foto di Beatrice Boccacci
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La facciata della chiesa di Santo Stefano – foto di Beatrice Boccacci
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Il panorama dalla chiesa di Santo Stefano – foto di Beatrice Boccacci

Qualsiasi strada voi abbiate preso, essa vi porterà in piazza…

Ma questa è un’altra storia.

A questo punto sarà pomeriggio inoltrato, quindi tornate in albergo e fate una bella doccia.

Se posso consigliarvi un bed and breakfast, sicuramente vi direi “La casina colorata” in via San Paolo. I gestori, Beatrice e Simone, sono persone squisite e il loro bed and breakfast è accogliente, pulito e comodissimo per visitare la città. Oltretutto, la cosa che contraddistingue la casina colorata è che ha una sola camera!!!! Questo significa che le attenzioni saranno tutte rivolte a voi e alle vostre esigenze; sarete coccolati come re!!!

I riferimenti li trovate alla loro pagina facebook La casina colorata o al loro sito internet La casina colorata.

Una volta riposati e rifocillati, preparatevi per una bellissima passeggiata lungo le vie di Assisi di notte, magari con un bel gelato in mano.

Una nuova tappa ci aspetta nel nostro viaggio alla scoperta della città serafica.

STAY WANDER!!!

Perugia – Conoscere il passato per capire il presente

“Forse farò un favore al lettore dicendogli come dovrà trascorrere una settimana a Perugia. La sua prima cura sarà di non aver fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno.”

(Henry James)

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Perugia by night: in primo piano la chiesa di San Domenico… in lontananza San Pietro..

 

Conoscere la storia della propria città è, secondo me, passaggio fondamentale di ogni cittadino. A proposito di cittadini… Hai letto la poesia di Claudio Spinelli sui perugini??? se non l’hai fatto, la puoi trovare qui

Te, che ti stai preparando per un viaggio in Umbria (o che abiti in Umbria e vorresti saperne di più) può farti piacere sapere qualcosa di una città che ha 26 secoli di storia alle spalle….

Informandomi e studiando la storia di Perugia, ho trovato una marea di nozioni che cercherò di riassumere in breve, in modo da non annoiarvi troppo.

La cosa più bella che ho scoperto della mia città sono le persone che hanno vissuto a Perugia prima di me e che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato un segno….

Finalmente, quando imbocco una via intitolata a qualcuno, so cosa quella persona ha fatto per la mia città e del perché si è meritato l’onore di dare il nome ad una via!!!!

Andiamo con ordine, anche se non sarà facile.

Le prime testimonianze d’insediamenti nel territorio perugino, sono da collocarsi in età protostorica, periodo compreso tra età del ferro (IV millennio a.C.) ed età del bronzo (XII sec A.C.), da parte di una tribù di umbri.

Agli umbri sono succeduti gli Etruschi, ed è da questo momento che Perugia comincerà a far parlare di se (grande popolo gli Etruschi!!!)

Secondo la leggenda fu Auleste, mitico eroe etrusco, a fondare la città, tra il VI e il V secolo a.C. sulle due alture principali, Il colle del Sole e il colle Landone.

Nicola e Giovanni Pisano, commissionati dal potente comune di Perugia, inserirono la figura del “conditor Euliste” esattamente rivolto a nord, posizionato nella vasca superiore…. Sarà un caso?

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L’eroe etrusco Auleste, rappresentato nella fontana Maggiore di Perugia

Corso Vannucci congiunge i due colli in cui è stata edificata Perugia. Se avete notato (o lo noterete sicuramente da ora, quando arriverete per la prima volta in città o ci tornerete) il corso, partendo dalla fontana maggiore di piazza IV Novembre, scende (Colle del Sole) per poi risalire fino a piazza Italia (colle Landone).

Il popolo etrusco è quello che più di tutti nei secoli ha lasciato segno tangibile e vivo della propria presenza; basti pensare all’Arco Etrusco (da poco restaurato e gioiello della nostra città) al pozzo etrusco, alla poderosa cinta muraria che è visibile (e che fa da muro ad alcune case del centro storico!!!)

La città fu data alle fiamme nel “Bellum Perusinium” (41-40 a.C.) e poi ricostruita da Ottaviano, che la fregiò del prestigioso appellativo AUGUSTA (se vogliamo paragonare con un riconoscimento attuale, è come essere insigniti dall’UNESCO patrimonio dell’umanità!!!….)

Proseguendo lungo il filo della storia, un altro importantissimo passo per l’espansione della città fu l’insediamento degli ordini mendicanti (XIII sec).

A porta San Pietro i Domenicani, a Porta S.Angelo gli Agostiniani, a Porta Sole i Carmelitani, a Porta Santa Susanna i Francescani e a Porta Eburnea i servi di Maria. Essi ebbero funzione catalizzatrice nella popolazione, sia cittadina che contadina.

Intorno ai loro monasteri e chiese, il tessuto urbano cambiò e si amplio, donando nuova linfa vitale a una città che, come tutte le città italiane, stava attraversando uno dei periodi più cupi della storia: il basso medioevo.

Tra il XIII e il XIV secolo venne edificato a più riprese (con un apice intorno al 1330,corrispondente al primo ampliamento) il più importante simbolo di Perugia e della peruginità, orgoglio e vanto di tutti gli abitanti; il Palazzo dei Priori (o palazzo del comune).

Davanti ad esso, già dal 1278, era presente e funzionante la Fontana Maggiore, altro simbolo forte della città, alimentata dall’acquedotto che portava l’acqua da Monte Pacciano.

Parleremo di Palazzo dei Priori e della fontana maggiore in un articolo a parte………. 😉

A questo punto possiamo fare un salto di ben 200 anni, per approdare nel XVI secolo.

Ad esso è legato l’opera urbanistica più imponente di tutta la città, presente e passata: la realizzazione della Rocca Paolina, fortezza papale voluta da papa Paolo III e progettata da Antonio di Sangallo (vi dice niente questo nome, concittadini?).

La realizzazione della rocca comportò demolizioni, espropri forzati ed accorpamenti di interi edifici, tanto per far digerire bene ai perugini questa “grande opera”….

Se da Piazza Partigiani entrate dentro la rocca, salite le scale mobili, alzate lo sguardo; tutto quello che vedete non è altro che un pezzo di città (compresa di vie archi e finestre di case) inglobata all’interno della costruzione della Rocca.

Parleremo approfonditamente della rocca in altra sede; per ora dovrete accontentarvi di un accenno.

La Rocca Paolina è la protagonista assoluta anche nel XIX.

In seguito alle rivolte contadine avvenute nel 1859, papa Pio IX (un nome che dalle nostre parti non è ancora ben gradito, malgrado siano passati oltre 150 anni) inviò le sue truppe per sedare la rivolta.

Le truppe svizzere (le guardie svizzere, ovvero l’esercito personale del papa da secoli) percorsero la via regia da Roma fino a Perugia e, appena fuori porta San Pietro, si scontrarono con la popolazione, uccidendo 27 persone. Misero a ferro e fuoco la città, saccheggiando ed uccidendo civili.

Subito dopo la liberazione di Perugia (che coincise con il passaggio di Garibaldi nel 1860) dal dominio pontificio, cominciò la distruzione sistematica della Rocca Paolina, simbolo del potere papale sul popolo, conclusa nel 1870.

Fortunatamente non tutta la rocca fu distrutta, per la gioia di noi perugini attuali (i miei avi mi infilzerebbero con il forcone probabilmente) e di voi turisti. Tanto per darvi l’idea di cosa doveva essere la rocca….

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La Rocca Paolina prima della demolizione

 

 

 

 

 

Al luogo dove avvenne il massacro dei civili da parte delle truppe papali venne dato il nome di Borgo XX Giugno, testimonianza del ricordo vivo della nostra storia recente.

Ogni anno, il 20 Giugno, viene deposta una corona alla presenza di tutta l’amministrazione comunale e della cittadinanza, segno che il 20 Giugno per i perugini è data indelebile ed indimenticabile….

Inizia il XX secolo. La popolazione perugina è diventata numerosa e lo spazio all’interno delle mura è esaurito.

Si assiste alla progressiva urbanizzazione delle “periferie”; Monteluce (sede fino a qualche anno fa dell’ospedale della città), passando per Elce, via XX Settembre e poi giù fino alla stazione vivono un periodo di boom demografico senza precedenti.

Negli anni 70’ zone periferiche come Pian di Massiano, Ferro di Cavallo, San Sisto, Madonna Alta, entrano a far parte a tutti gli effetti del tessuto urbano della città.

Ad oggi, il comune di Perugia, conta 166 mila abitanti, contro i 60 mila di inizio secolo.

Perugia ospita importanti manifestazioni nazionali ed internazionali; le due principali sono (se ci cliccate sopra vi apre il sito di riferimento)

Umbria Jazz

Eurochocolate

Dal 2016, l’amministrazione comunale ha voluto fortemente che Perugia avesse la sua rievocazione storica: Nasce Perugia 1416.

La rievocazione, che si svolge nel mese di Giugno, mette in competizione i rioni di Perugia (5 rioni: Porta S.Susanna, Porta Sole, Porta Eburnea, Porta S.Pietro, Porta S.Angelo) in varie specialità. Il rione che ottiene più punti sommando le varie specialità vince il palio.

Nel 2016 a trionfare è stato il rione di Porta S.Susanna…. nel 2017…. bhe.. venite e vedrete…

Vorrei parlare tanto della mia città, descrivendo approfonditamente i monumenti da visitare, le cose da fare.. Ma non lo farò per due ragioni:

– Parlerò in altri articoli di argomenti approfonditi della mia città, in modo da poterveli far gustare al meglio.

– L’obiettivo di questo blog è scatenare la voglia di viaggiare in ognuno di voi.

Se sei riuscito a finire il post ci sono 2 possibili cause… O ti piace la storia, oppure ho raggiunto il mio obiettivo e ti ho incuriosito…

Nel secondo caso, sicuramente andrai a ricercare più informazioni riguardo  la Fontana Maggiore, l’Arco Etrusco, il Palazzo dei Priori, Eurochocolate, Umbria Jazz, Perugia 1416….

Caro wander traveler, hai appena fatto il  primo passo per visitare questa bellissima città.

STAY WANDER!!!!

Perugia Perugia…. l’mi core s’abrugia!!!!

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Perugia vista dalle scale del duomo; in primo piano Palazzo dei priori e la fontana maggiore

Benvenuti a Perugia Wander Traveler!!!!

Finalmente si comincia a fare sul serio!!!!

A breve inserirò il primo vero articolo riguardante la mia città…. Questo serve solo a creare un po’ di suspance…

Potrei annoiarvi con qualche info generica tipo l’estensione del comune (tanto non lo fate a piedi) il numero di abitanti (di quello ne ho parlato nell’articolo) il clima (l’inverno se bubbla “trema” e l’estate se schioppa “non serve traduzione”)… i confini comunali (bah…) la geografia antropica (senti che parolone), i trasporti (di quello è meglio che non ne parlo sennò fo n’macello).

Metto in chiaro una cosa però…. LA NOSTRA ECONOMIA NON SI BASA SOLO SUL SETTORE TERZIARIO E LA BARBABIETOLA DA ZUCCHERO!!! Cari studenti mi spiace per voi… Se all’esame vi chiedono qualcosa di Perugia…. inventatevi altro!!!!

Vorrei invece aprire questa pagina con una poesia del celeberrimo Claudio Spinelli, indimenticato poeta perugino; nessuno meglio di lui riesce a descrivere, tramite i suoi versi, cosa è Perugia e cosa significa essere perugini.

Da qui parte il nostro viaggio alla scoperta del capoluogo dell’Umbria…

Buona Lettura!!!!

STAY WANDER!!!!

Noaltri Perugini

Noaltri perugine semo gente

a dilla francamente n’po’ curiosa:

Par che del mondo ‘nce ne frega gnente

e ‘nvece ce la piamo per’ ‘gni cosa.

Facemo  ‘l grugno duro, ma si gratte

sott’a la scorza trove ‘l miele e ‘l latte

Semo n’po’ malfidati, quist’è vero,

bezi’ tocca capilla la ragione:

quattr’cent’anni e passa sott’al clero

e doppo, per cambià, sott’ai padrone…

De fregature n’ èm’ aùte tante

ch’adè ‘n ce fidam più manco d’i sante.

Hon voja a regalacce Paolo Rossi….:

ce piacerà, ma ‘nn è che ce ‘mmattimo.

Sarà ch’ormai ce l’émo drent’a j’ossi

‘sto modo de pensalla… e ce l’tenimo….

Che si ‘sta cosa ta qualcun’ je scoccia,

peggio per lu’…: se la pierà n’saccoccia.

(Claudio Spinelli)

Ti sei perso l’articolo in cui parliamo di qualche curiosità della nostra regione? NO PROBLEM.. clicca qui

Curiosità umbre…. come vengono!!!!

Eccoci al primo vero vero articolo sulla nostra amata Umbria!!! Stanotte, pensando a cosa poter scrivere, da dove cominciare e su quali argomenti focalizzarmi ho fatto le 3…. Non concludendo praticamente nulla!!! Da che cosa comincio? dalle città? dai parchi naturali? da cosa mangiare (era la mia prima scelta comunque) Ci sono talmente tante cose da dire… che ho deciso di cominciare da qualche curiosità….

L’Umbria è una regione d’Italia, tra le poche non bagnate dal mare, con una popolazione che non raggiunge il numero di abitanti dell’EUR a Roma (e a detta di tutti noi siamo anche troppi)

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Siamo quelli rossi!!!!!

Abbiamo due province; Perugia, capoluogo, e Terni. La provincia di Perugia conta 59 (cinquantanove!!!!!!!) comuni di cui il più popoloso è proprio Perugia (166 mila abitanti) e quello meno popoloso è Poggiodomo (117 abitanti, praticamente un condominio)

(alt="curiosità") nel codice HTML delle immagini inserite
Il comune di Poggiodomo

La Provincia di Terni, più piccola per estensione, conta 33 comuni, di cui Terni guida la classifica con 111 mila abitanti; fanalino di coda Polino con 233 abitanti.

A conti fatti, un’area relativamente piccola (circa 8500 kmq) è amministrata da 92 sindaci! Curiosità o particolarità?

Il simbolo della nostra regione ci è stato prestato da una famosissima festa che si celebra a Gubbio; la festa dei ceri.

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I tre ceri, simbolo e orgoglio umbro

Il simbolo rappresenta i tre ceri, che il 15 di Maggio vengono portati a spalla in trionfo per le strade di Gubbio (ognuno di essi pesa 8 quintali), per onorare i tre santi protettori della città; Sant’ Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio. Forse, tra le feste e rievocazioni che la regione vive, questa è la più sentita e la più partecipata, sia dalla popolazione, sia dai turisti, che rimangono affascinati da questo evento.

Parleremo approfonditamente della festa dei ceri in uno degli articoli che pubblicheremo

 

Esistono un’infinità di dialetti, praticamente uno per ogni comune!!!! non a caso l’Umbria è anche detta la “Terra dei 1000 campanili”. Accade spesso che persone che abitano a 20 chilometri di distanza, abbiano un’inflessione (e delle parole!!!!) completamente diverse….

I dialetti umbri sono tantissimi; possiamo provare a classificarli in alcuni gruppi, considerando comunque la miriade di declinazioni all’interno dello stesso gruppo:

  • Dialetto Perugino
  • Dialetto Folignate
  • Dialetto Spoletino
  • Dialetto Eugubino
  • Dialetto Castellano
  • Dialetto Nursino-Casciano
  • Dialetto Narnese
  • Dialetto Orvietano
  • Dialetto Ternano

…….. Giusto per citare i più importanti!!!!!

Anche se il territorio è degno e meritevole di essere decantato, il vero argomento di discussione, quello che mette d’accordo tutti, ma proprio tutti gli abitanti umbri sono le tradizioni gastronomiche.

Tartufi, vino, olio, norcinerie, pesce di acqua dolce, dolci, ricette tipiche…… volete saperne di più queste curiosità? Non so nemmeno se definirle curiosità… la cucina umbra è un must, un dogma a cui nessuno può sottrarsi; non puoi dire di aver visto la vera Umbria se non hai assaggiato la nostra cucina tipica!!!!

Monica sta lavorando alacremente per proporvi la rubrica dedicata alla cucina umbra, con ricette, consigli… e qualche trucchetto!!!

Prossimo argomento del blog.. Le principali città Umbre…. Road to Perugia!!!!!!

Se vuoi leggere il primo articolo del blog, dove illustriamo la mission… clicca qui

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STAY WANDER!!!!!