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Bevagna – La città delle Gaite

Ben ritrovati Wander Travelers e… benvenuti a Bevagna!

Qualche anno fa mi capitò per caso di trovarmi a girovagare per la valle umbra, e sempre per caso arrivai a Bevagna.

Avendo un’oretta libera decisi di parcheggiare la macchina e fare quattro passi per questo piccolo borgo umbro (poco più di 5000 abitanti) situato a pochi km da Foligno.

La morale della favola fu che arrivai in ritardo di un’ora all’appuntamento che avevo, tanto era il piacere di girare per gli splendidi vicoli o lungo il fiume che cinge Bevagna.

Da quel giorno, almeno una volta l’anno, torno e mi godo un pomeriggio di piacere e di relax che solo questo posto riesce a dare.

Andiamo con ordine…

Bevagna (Bevania è il suo nome storico) è facilmente raggiungibile dalla superstrada E45 (Foligno nord).

Ognuno di voi, una volta arrivato nei pressi della cittadina, è libero di parcheggiare dove vuole; le indicazioni che fornirò, potranno essere utilizzate qualsiasi sia il vostro punto di partenza.

Il mio tour partirà dalla parte sud est della città, nei pressi di un ponte che attraversa il bellissimo Clitunno, in cui le massaie di un tempo lavavano i vestiti, come testimoniano i lavatoi che potete scorgere alla sinistra del ponte.

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Il Clitunno – foto di Sergio Speziali

Appena oltrepassato il ponte, vi ritroverete in una piazzetta; attraversatela e imboccate la via a sinistra.

Percorsi pochi metri, vi ritroverete subito in piazza Silvestri, il centro pulsante della città sin dai tempi del medioevo.

Di solito le piazze delle cittadine umbre, possiedono una loro simmetria rispetto ad edifici o chiese “principali”. Piazza Silvestri è fortemente asimmetrica rispetto ai palazzi e le chiese che si affacciano su di essa, rendendola unica nel suo genere e intrigante a prima vista.

Su di essa affacciano i principali monumenti della città; Palazzo dei consoli, la chiesa di San Silvestro e la chiesa di San Michele, tutti edifici costruiti prima del 1300.

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Piazza Silvestri e chiesa di San Michele – foto di Sergio Speziali

Da qui imboccate il corso principale di Bevagna, corso Giacomo Matteotti e percorretelo fino all’incrocio con via Crescinbeni, gustandovi i negozi di prodotti tipici, sia gastronomici che artigianali, che insistono su di esso.

Una volta arrivati all’incrocio, imboccate via Crescinbeni.

Percorsi pochi passi, vi ritroverete in piazza Garibaldi e davanti a voi si aprirà la vista di Porta Cannara, forse la porta d’accesso più bella della città, costruita nel XIII secolo e ancora intatta.

Uscite dalla porta e andate a sinistra, costeggiando le splendide mura medievali erette a difesa della città; da una parte la storia, dall’altra la natura; what else?

Rientrate in città per via ponte delle tavole e dirigetevi di nuovo verso corso Giacomo Matteotti , visitando vicoli e vicoletti, in base alla vostra ispirazione.

Tornate in Piazza Silvestri, attraversatela e imboccate corso Amendola.

Una volta percorsa la via, vi consiglio di uscire ed ammirare Bevagna e le sue mura da via Gaita di Porta San Pietro.

Il contrasto tra l’opera dell’uomo e la bellezza della pianura è affascinante; rimanete il tempo necessario per permettere alla vostra immaginazione di catapultarvi nel medioevo.

Siete dei soldati che devono assediare e conquistare Bevagna, e vi trovate davanti a queste mura, con arcieri che vi scoccano contro frecce e olio bollente che vi attende all’ingresso delle porte… Non era facile, non credete?

Tornate in corso Amendola, che diventa ben presto via santa Maria. Percorretela tutta e vi ritroverete al punto di partenza del nostro tour.

Se dovessi consigliarvi il momento migliore per visitare Bevagna, non avrei alcun dubbio su cosa dire: Giugno.

Perché? Tre semplici parole… MERCATO DELLE GAITE.

L’Umbria è ricchissime di bellissime rievocazioni, come ad esempio il Calendimaggio di Assisi, o i ceri di Gubbio.

Le gaite sono sicuramente una delle rievocazioni più fedeli alla storia e suggestive di tutto il nostro territorio

Gaita è una parola derivante dal longobardo “watha” e significa guardia, termine con cui son chiamati i quattro quartieri in cui è suddivisa la città.

La divisione in quartieri è attestata dalle carte comunali risalenti addirittura al XVI secolo.

Sulla base di questo testo, durante la rievocazione storica, si ricreano i momenti più rappresentativi della città, con le magistrature cittadine, gli antichi mestieri e il modo di vivere di un tempo.

Addirittura dagli statuti si ricavano le modalità di produzione dei principali prodotti locali, le tecniche di macellazione degli animali, il funzionamento dei forni, dei mulini, la modalità di vendita delle merci e l’organizzazione dei pesi e delle misure.

Tutto questo è fedelmente riprodotto dai cittadini di Bevagna, con una maestria e una bellezza unica in Italia.

In poche parole Bevagna, durante le gaite, torna indietro di cinquecento anni e vi permette di assaporare la vita di un tempo.

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Un mangiafuoco in azione alle gaite – foto di Sergio Speziali

Il momento clou di tutta la manifestazione è sicuramente il giorno del mercato, che si sviluppa all’interno dei quattro rioni.

il mercato è un mercato vero e proprio, in cui potrete acquistare merci di ogni genere, tutta rigorosamente fabbricata dagli artigiani che vi trovate davanti.

Il più bel souvenir di questo viaggio, lo troverete sicuramente tra i banchi medievali del mercato delle gaite.

Se volete saperne di più su questa bellissima manifestazione, vi consiglio di visitare il sito ufficiale

www.ilmercatodellegaite.it

Credo che queste poche parole vi debbano aver invogliato a visitare questo bellissimo borgo, immerso nella pianura della valle umbra, sede un tempo di paludi e acquitrini.

Che aspettate? Ci vediamo a Bevania!!

STAY WANDER!!!

Calendimaggio – Assisi festeggia la primavera

“Nonno, mi racconti il Calendimaggio?”

“Francesco, il Calendimaggio non si può raccontare; per ogni assisano è diverso, ognuno lo sente a modo suo e lo vive a modo suo.”

“… nonno, allora mi puoi raccontare il tuo Calendimaggio?”

“Si… Questo lo posso fare; siediti che ti racconto la più intensa avventura che ho avuto la fortuna di vivere in vita mia.”

“Intanto, prima di tutto è importante conoscere la storia di quest’antichissima festa; la conosci Francesco? Sai quando nasce il Calendimaggio?”

“No nonno, non lo so proprio.”

“Il Calendimaggio ha origini pagane, che celebravano con diversi riti il ritorno della primavera.”

“Nonno che cosa sono le pagane?“

“ Pagano non è una cosa Francesco, bensì una parola che raccoglie tutte quelle religioni che venerano più di un dio insieme, a differenza del cristianesimo, in cui si venera un solo Dio.”

“ok ho capito”

Prima del popolo assisano c’erano altre popolazioni che abitavano questi luoghi, tra cui gli umbri, la più antica popolazione che abbia mai vissuto in queste terre. Il loro amore per la vita era talmente forte che dovevano celebrarlo in qualche modo; quale periodo migliore se non l’inizio della primavera, dove ogni cosa rinasce a vita nuova?

Essi ballavano, cantavano, bevevano e recitavano poesie create proprio per rendere omaggio alla primavera appena iniziata.”

“Anche San Francesco in giovinezza era un ottimo compositore di canti e poesie sai?”

“Ma San Francesco quello famoso?”

“Si proprio lui; inoltre, in questo periodo i versi composti presero il nome di canzoni di maggio, che erano decantate da brigate di giovani in giro per la città.”

“Nonno, anche San Francesco faceva le gare con l’altra parte?”

“ Non credo perché la sua fede, lo portò lontano dalle competizioni pagane e dai giochi popolari.

Fu però questo il momento in cui si formarono per la prima volta le due parti storiche di Assisi; La Nobilissima parte de Sopra e la Magnifica parte de Sotto.

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La divisione della città nelle due parti: in rosso la parte de Sotto, in blu la parte de Sopra

Questa divisione è dovuta al fatto che Assisi era governata da due potenti famiglie; la parte de sopra era governata dalla famiglia Nepis, mentre la parte de sotto dalla famiglia Fiumi.“

“Ma erano amici?”

“Direi di no Francesco, tutt’altro… Però anche durante questo periodo di lotte civili, si mantenne vivo il desiderio di celebrare il Calendimaggio.”

“Ma i giochi sono stati sempre questi?”

“I giochi, cosi come lo svolgimento della festa è profondamente cambiato nel corso dei secoli, fino a raggiungere, nel 1954, la forma che tuttora è in vigore.”

“Nonno, ma perché tutti i giochi si svolgono in piazza?”

“Piazza del comune è l’unico punto della città che non appartiene a nessuna parte; è il campo neutro dove ci si sfida, anche se non tutte le sfide si svolgono li.

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Il logo del calendimaggio

Ad esempio il corteo della sera si svolge in giro per la città, tra un vorticare di luci, suoni ed emozioni che solo la notte può darti. Le ombre tremolanti alla luce delle torce e i fuochi utilizzati per la sfilata lasciano tutti sempre senza fiato. Altro tassello importante sono le scene, realizzate in luoghi caratteristici della parte de sopra e della parte de sotto. I partaioli diventano  attori, interpretando la vita dei loro avi,  facendo rivivere il passato medievale di questa gloriosa città ad un gruppo di giudici, che ogni anno cambia e che alla fine del palio, grazie ai loro voti, decreteranno la parte vincitrice. Le scene sono molto importanti ai fini della gara poiché valgono un punto su tre disponibili.

“Nonno, chi è Madonna Primavera?”

“Madonna Primavera è una damigella, della parte de sopra o della parte de sotto, eletta dopo le sfilate dei cortei delle parti e dopo le tre prove di forza ed abilità tra Sopra e Sotto. Le gare consistono nel tiro alla fune, la corsa con le tregge e il tiro con la balestra. La parte che vince almeno due delle tre prove potrà eleggere una damigella tra le cinque selezionate in precedenza… Inoltre la parte vincitrice avrà diritto a rappresentare per prima le scene l’anno successivo”

“La nonna è mai stata Madonna Primavera?”

“… Tua nonna è stata la più bella Madonna primavera che io avessi mai visto; quando fu eletta, ero un giovane balestriere della parte de Sotto; purtroppo perdemmo la gara e Madonna primavera fu scelta tra le damigelle della parte de Sopra. Mai sconfitta fu più dolce… Me ne innamorai subito e promisi a me stesso che quella ragazza sarebbe diventata mia moglie…”

“Sei un uomo di parola nonno…”

“ahahahah assolutamente si Francesco”

“Nonno ma qual è la sfida più importante di tutte?”

“Francesco, non esiste una sfida più importante; a loro modo sono tutte importantissime e speciali, soprattutto per chi ci lavora o si prepara per farle riuscire al meglio; se devo dare un giudizio, il corteo del giorno è l’apice massimo della sfida; le due parti sfilano raccontando storie e vicende, anche di fantasia, ma pur sempre collegate alla narrativa medievale, con tantissimi effetti scenografici e coreografie. Lo spettacolo è assicurato”

“Dopo il corteo finisce la gara?”

“Assolutamente no. La sera avviene l’ultima sfida, quella canora. Ogni parte canta tre brani, di cui uno in comune e gli altri due liberi. Gli spettatori ascoltano rapiti queste melodie che non si sentono alla radio, ma che ti trasportano direttamente nel 1300.”

“Grazie nonno, mi hai spiegato come si svolge il Calendimaggio… però ancora non mi hai detto cos’è per te…”

“Francesco, il Calendimaggio è la mia anima.

Il mio Calendimaggio è amicizia, competizione e rispetto, vittoria e sconfitta.

Il mio Calendimaggio è creatività e ingegno.

Il mio Calendimaggio sa di porchetta consumata in taverna o alla luce tremolante delle torce accese in città.

Il mio Calendimaggio è attesa spassionata per vivere quei quattro giorni di competizione.

Il mio Calendimaggio sono le 5 di mattina a bere vino e a cantare dopo aver vinto.

Il mio Calendimaggio è famiglia e amore.

Il mio Calendimaggio è il primo vestito comprato a tua mamma per poter sfilare e vedere il suo viso pieno di orgoglio nel portare i colori della nostra parte.

Il mio Calendimaggio siete tu e tua sorella, che siete entrati di diritto nella grande famiglia dei partaioli.

Ma soprattutto, il mio Calendimaggio è:

“Popolo de Ascesi noi Maestro de Campo, avvalendoci dei pieni poteri conferitici, udito lo parere dell’eletto collegio dei giudici ai quali abbiamo demandato lo compito di indicarci quale delle due parti abbia raggiunto maggior lode nella cavalleresca contesa per lo saluto alla nascente Primavera, mentre esprimiamo alle Parti la nostra incondizionata riconoscenza per l’alta prova morale e civica espressa in questa contesa, degna delle più nobili tradizioni della nostra città, assegnamo lo Palio de Calendimaggio alla parte de …..”