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Le Frittelle di San Giuseppe – Il gustoso omaggio dell’Umbria a tutti i papà

Ben ritrovati Wander Travelers e buona festa di San Giuseppe…

Quest’anno, per la prima volta sarò tra i “festeggiati”; insieme a Monica, abbiamo pensato di aiutarvi nella preparazione del dolce tipico di questa giornata: Le frittelle di San Giuseppe.

San Giuseppe, oltretutto, è anche il patrono di Orvieto, la città della rupe; questo ci consentirà di parlare delle celebrazioni che si svolgono ad Orvieto e di fornirvi la ricetta delle frittelle.

Prima di cominciare, avete già provato a preparare gli altri dolci che vi abbiamo proposto? Il torcolo di San Costanzo? Il Panpepato? Provate a diventare dei veri cuochi della tradizione umbra… 😉

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San Giuseppe patrono di Orvieto
Ad Orvieto è festa grande il 19 Marzo. La chiesa intitolata al patrono è vestita a festa e già dalla mattina presto i fedeli si recano in essa per rendergli omaggio.

La festa però comincia già dal 18 Marzo, con la processione dal duomo alla chiesa di San Giuseppe, accompagnata dalla filarmonica cittadina. Nel frattempo, sulla piazza, le frittelle diventano le protagoniste assolute, regalando ai turisti e agli orvietani, un momento di estasi gastronomica.

Ovviamente non sarete gli unici a voler passare la festa di San Giuseppe ad Orvieto, quindi non arrivate troppo tardi e soprattutto non arrivate con la fretta di fare, vedere, consumare e poi ripartire.

Se avete il fine settimana a disposizione, prenotate un albergo ad Orvieto e godetevi la festa fino in fondo, partecipando alle celebrazioni, senza pensare alla macchina, al cellulare, al lavoro. lasciatevi trasportare dalla spiritualità della giornata, e soprattutto dal desiderio di soddisfare la  vostra golosità.

La migliore esperienza che potrete fare qui oggi è passeggiare lungo Corso Cavour, con una bella frittella in mano e con l’odore di fritto e di dolce che pervade l’aria, ascoltando la musica che risuona per tutta la città.

Non abbiamo ancora parlato di Orvieto, ma presto lo faremo in un articolo dedicato esclusivamente a questa bellissima città.

In Umbria, la festa di San Giuseppe coincide idealmente con la fine dell’inverno periodo in cui si celebrano anche i riti di purificazione agraria, effettuati nel passato pagano. E’ proprio in quest’occasione che si bruciano i residui del raccolto sui campi, grandi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze e vengono preparate le famose frittelle, piatto tipico di questa festa.

A questo punto, dopo una brevissima introduzione alla festa, addentriamoci nello stupefacente mondo delle frittelle.

Frittelle di San Giuseppe

Ingredienti per circa 35-40 frittelle:
– 200 gr di riso
– 600 gr di latte
– 300 gr di acqua
– 2 uova
– 90 gr di burro
– 80 gr di zucchero
– uva sultanina (opzionale)
– 2 cucchiai di Rum (o Vinsanto o Marsala)
– buccia di limone grattugiata
– buccia di arancia grattugiata
– 1 pizzico di sale
– olio per friggere

Preparazione:

Mettete il latte con l’acqua in una pentola
Fate scaldare il latte quindi aggiungete un pizzico di sale e metà del burro (45 gr)
A questo punto aggiungete metà dello zucchero facendo sciogliere bene
Buttate quindi il riso e aggiungete la scorza grattugiata del limone (oppure la buccia intera che farete bollire insieme al riso)
Fate cuocere a leggero bollore  fino a che il latte si sarà assorbito tutto
Quindi aggiungete il rimanente zucchero e burro e mescolate;
fate raffreddare il riso alcune ore (anche tutta la notte, come da tradizione);

l’impasto raffreddato deve essere duro da lavorare con il cucchiaio;  aggiungete i tuorli d’uovo sbattuti e mescolate bene
montate gli albumi a neve ferma aggiungeteli al riso
e mescolate bene aggiungendo anche il rum ( io aggiungo anche l’uvetta che mi piace, anche se a questo punto separo gli impasti e ne faccio un pò con l’uvetta e un pò senza)

Mescolate nuovamente fino ad ottenere un composto omogeneo che deve essere abbastanza duro (se non lo fosse aggiungete un cucchiaio di fecola)
Mettete a scaldare l’olio in una padella; create una pallina di composto e immergetela nell’olio bollente
Ripetete il procedimento mettendo a friggere altre frittelle (non mettetene troppe insieme, meglio friggerne un pò per volta); fate dorare le frittelle quindi scolatele e utilizzate uno scottex per assorbire l’olio in eccesso.
Spolverate le frittelle con lo zucchero (semolato o a velo, dipende dai gusti)

Servite le frittelle calde…

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Le frittelle pronte per essere mangiate
Buon appetito

STAY WANDER

Panpepato – La Tradizione Ternana a Tavola

Ben ritrovati Wander Travelers. Nella settimana dei festeggiamenti di San Valentino, abbiamo pensato di proporvi una ricetta direttamente dalla tradizione gastronomica ternana: il panpepato.

Il Pampepato o Panpepato ternano, è preparato sin dal XVI secolo. Il dolce è arrivato in Italia dal lontano Oriente, con le carovane che trasportavano le spezie.

Poi, dato che quando si parla di cucina “Italian’s do it better”, abbiamo arricchito la ricetta originale con i magnifici prodotti della nostra terra come le noci, gli agrumi, un goccino di alcool, la cioccolata….

A Terni, per la preparazione del panpepato, utilizzano il mosto cotto, che viene imbottigliato appositamente per l’occasione, e che conferisce alla ricetta quella spinta in più.

Tradizione vuole che l’8 Dicembre in Italia sia il giorno deputato alla costruzione dell’albero. Frotte di papà (o di mamme molto molto coraggiose) scendono nei garage e risalgono (con aria trionfante, di chi è andato all’inferno e riuscito a sopravvivere) portando 40000 pacchi di luci, lucine, palle e l’immancabile abete di plastica.

A Terni, l’8 Dicembre è il giorno del panpepato (se avanza tempo si fa anche l’albero). La tradizione vuole che almeno un esemplare rimanga integro e venga consumato il 14 Febbraio, giorno in cui Terni festeggia il suo patrono San Valentino.

Siete pronti a preparare il panpepato?

La ricetta mi è stata data da Pietro, un ragazzo di Terni che gioca a rugby a Perugia. Pietro è andato da sua nonna che, come tutte le nonne, sono le vere enciclopedie della tradizione e della cultura popolare. Il nostro compito è quello di riversare in digitale il loro sapere orale. La signora Dina ci ha svelato la sua ricetta; da questo momento, diventate depositari di un sapere che si tramanda da generazioni nelle famiglie ternane, con piccole differenze tra ricetta e ricetta (ogni nonna ha la “sua” ricetta, quelle degli altri non sono buone come la propria).

Quello che più mi è piaciuto della ricetta è che non si ragiona “a persone”, ma a “noci sgusciate”.

Ingredienti per 500 gr di noci sgusciate:

  • Caffè 6 tazzine
  • Canditi 400 gr
  • Uva passa 600 gr
  • Miele 500 gr
  • Pinoli 100 gr
  • Nocciole 200 gr
  • Mandorle 200 gr
  • Cioccolata fondente (da sciogliere nel caffè) 900 gr
  • Cacao dolce 1 bustina
  • Vaniglia 4 bustine
  • Noce Moscata (a vostro piacimento)
  • Liquore (quello che più vi piace, ad esempio caffè sport, vermuth ecc..)
  • Mosto cotto 500 ml
  • Pepe 15 gr
  • Farina (quanto basta)

Mettere in ammollo (acqua tiepida) l’uvetta. Tritare grossolanamente le mandorle e le nocciole.

Successivamente, mescolare i canditi con l’uvetta, le mandorle, le nocciole e i pinoli. Aggiungere il cioccolato, il caffè, la vaniglia, il pepe e le spezie. Versare il miele (scaldatelo un po’ prima in modo da renderlo morbido) nel recipiente e mescolare. Contestualmente, aggiungere il liquore che avete scelto.

Dopo il liquore è il momento dell’ingrediente segreto; aggiungete il mosto cotto.

A questo punto aggiungere farina, in modo da amalgamare il composto. La farina serve a dare consistenza, quindi mettetene finchè la consistenza non è di vostro gradimento.

Una volta amalgamato l’impasto, formare delle palline e metterle in una teglia ricoperta con la carta forno (piccolo trucchetto: infarinate leggermente la carta prima di appoggiare le palline).

Cuocere per 15 minuti a 180° (controllate che la cioccolata si sciolga e acquisti un bel colore).

Una volta tirato fuori ricompattare le palline

Lasciate freddare e……….. il Panpepato è pronto per essere consumato.

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Panpepato

Buon Appetito!

Torcolo di San Costanzo – L’omaggio al patrono di Perugia

Il 29 Gennaio, Perugia celebra il suo patrono più importante: San Costanzo. La tradizione culinaria della città prevede che in questo giorno si prepari il torcolo di San Costanzo, un dolce di pasta lievitata con canditi, uvetta, pinoli e anice.

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San Costanzo, patrono di Perugia

Qual è l’origine di questo dolce cosi particolare? Come mai sono stati utilizzati proprio questi ingredienti?

Volete conoscere la ricetta?

Risponderemo a tutte queste domande… e soprattutto vi daremo la ricetta del torcolo di San Costanzo!!!!

Il torcolo di San Costanzo (o “torqlo de San Gostanzo” in perugino stretto, anzi strettissimo) viene preparato il 29 Gennaio in occasione del martirio di Costanzo, primo vescovo di Perugia, avvenuto per decapitazione nel 170 d.C. (l’imperatore del tempo era Marco Aurelio) durante le persecuzioni cristiane.

Ci sono due teorie che spiegherebbero la forma “a ciambella” ovvero con il buco centrale.

La prima afferma che il buco rappresenterebbe il collo decapitato di Costanzo, mentre la forma a ciambella simboleggia la corona tempestate di gemme preziose (i canditi).

L’altra teoria afferma che la forma a ciambella raffigura una corona di fiori posta sul collo di Costanzo per nascondere la mutilazione. I fiori sono rappresentati dai canditi, l’uvetta e i pinoli.

C’è un’altra particolarità nel torcolo di San Costanzo. Sopra ad esso infatti, prima della cottura, vengono incisi 5 tagli, che rappresentano i 5 rioni di Perugia (più precisamente le 5 porte di acceso alla città, simboli di ogni rione), idealmente riuniti sotto lo stesso santo protettore.

Inoltre, secondo la tradizione popolare se il 29 gennaio, le ragazze nubili si recano nella chiesa di San Costanzo ed hanno l’impressione che l’immagine dipinta del santo strizza loro l’occhio, si sposeranno entro l’anno. Ricorre a tal proposito anche un detto:

“San Gostanzo da l’occhio adorno, famme l’occhiolino sinnò nn c’artorno.”

Questa è la storia del dolce perugino per eccellenza.

Per avere informazioni utili e soprattutto affidabili riguardo alla preparazione del torcolo, mio sono rivolto ad un mio amico, Gabriele Faina, gestore del locale “I Rosticceri – Perugia” in via Annibale Vecchi ad Elce. Curiosi di conoscere la ricetta per preparare il torcolo di San Costanzo?

Gabriele, oltre che avere esperienza decennale nel settore della ristorazione, è anche un appassionato di tradizioni enogastronomiche e per questo ha accettato volentieri di condividere la sua ricetta del torcolo.

Ovviamente io e Monica ci siamo “sacrificati” ed abbiamo assaggiato il torcolo di Gabriele per voi… SPAZIALE!!

Avete scodelle, scodelline, mestoli e forno bel caldo pronti?

SI COMINCIA!!!!

La ricetta è tarata per la preparazione di 4 torcoli; se ve ne bastano solo 2, non fate altro che dividere le quantità (un solo torcolo non vi può bastare, quindi non l’ho presa in considerazione come opzione 😉 )

Ingredienti:

  • Farina (1,2 kg)
  • Zucchero 200 g
  • Miele 20 g
  • Sale 20 g
  • Burro 150 g
  • Olio extravergine 50 g
  • Uova 100 g (2 uova)
  • Latte 500 g
  • Lievito madre 50 g
  • Uvetta (ammollata) 500 g
  • Cedro candito 400 g
  • Pinoli 100g
  • Semi di anice 10 g

Preparazione

Versate in un recipiente la farina, le uova e il latte e cominciate a mescolare. Aggiungete in un secondo momento lo zucchero, il miele e il sale. Amalgamate il tutto, poi aggiungete il burro e l’olio, continuando ad impastare (l’impastatrice in questo caso può essere una valida alleata)

Una volta ottenuta una pasta omogenea, aggiungete canditi, uvetta, pinoli e semi di anice e impastate per farli amalgamare.

Alla fine, dovreste ottenere un impasto più o meno come questo

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Gabriele mentre impasta il torcolo
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L’impasto del torcolo alla fine della lavorazione

Tagliate l’impasto in 4 parti uguali e con ognuna di esse create un filoncino di pasta, come in foto

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Il filoncino di pasta

A questo punto unite le due estremità a formare una ciambella

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Il torcolo prima di essere infornato

Ricordatevi di praticare i 5 tagli sopra il torcolo prima di infornare.

Infornate a 160 gradi per 40 minuti, fino a quando la superficie acquisisce un colore dorato scuro. Lasciate raffreddare a temperatura ambiente e…..

VOILA’!!!!!!

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Il torcolo finito

Per rimanere aggiornati sulle prelibatezze che prepara Gabriele nel suo locale e se vorrete andarlo a trovare per assaggiare di persona, questa è la pagina facebook della sua rosticceria (ci sono dei tavolini dove è possibile mangiare in loco, oltre che il servizio d’asporto)

I Rosticceri Perugia

Alla prossima ricetta!!

STAY WANDER!!!