Archivi categoria: Ricette della tradizione umbra

L’ esperienza del viaggio in Umbria deve passare anche attraverso la gastronomia e le sue tipicità. Grazie alle ricette che vi proporremo, potrete portare a casa una piccola parte di Umbria tutta vostra.

Le ricette vengono prima preparate e poi testate, consentendo di aggiungere piccoli accorgimenti e trucchetti che renderanno i vostri piatti unici.

La rubrica verrà suddivisa in base alla tipologia di piatto, che sia primo secondo o dolce.

Inoltre cercheremo di fornire le ricette in base alla stagione, in modo da poter usufruire dei prodotti freschi di stagione, in modo da avere sempre il piatto giusto al momento giusto.

Ogni ricetta potrà essere comodamente preparata a casa, senza il bisogno di attrezzatura professionale.

Cimentatevi anche voi nella cucina tradizionale e provate a riprodurre all’interno di casa vostra, i sapori e gli odori che l’Umbria vi ha regalato nel vostro viaggio.

I vostri commensali vi ringrazieranno per molto tempo!!!

STAY WANDER-STAY HUNGRY!!!!!

La Torta di Pasqua… e il saggio impastatore

C’era una volta un impastatore e la sua torta di Pasqua…

Si… proprio così deve iniziare un racconto sulla nostra torta, come una bella favola.

Certo, non sempre chi si cimenta con la preparazione della torta di Pasqua potrà godere di un lieto fine.

La realizzazione non è affatto semplice ed errori e intoppi sono sempre in agguato.

Siamo certi, però, che ognuno di noi ha impresso nella memoria le immagini delle mani esperte di nonne e nonni, donne e uomini di casa, che lavorano quell’impasto ricco, giallo, molle e difficile da domare.

Eppure quegli impastatori intrepidi, dopo tanta fatica, riuscivano a sistemare la massa rilassata, rustica o pirlata, nei cocci o negli stampi di alluminio per farla cresce e poi cuocere.

Insomma il racconto della torta di Pasqua è un’avventura, un pò magica direi… così magica che non esiste ricetta!

Ebbene si avete capito, non esiste “LA RICETTA”, solo un impasto da interpretare a proprio piacimento.

Forse è proprio questa la bellezza della torta, che a noi umbri fa pensare solo ad una cosa: la Pasqua.

Alle meraviglie di questa favola, fatta di cultura e tradizione cristiana, da voce e gusto Andrea Pioppi professionista stimato in tutto il territorio regionale e nazionale.

Andrea ama definirsi un libero impastatore ma non solo di farine…

“La vita è come un impasto” dice sempre, e la torta di Pasqua è la storia di tante famiglie umbre, è il giorno di Pasqua, è l’emozione di stare assieme per impastare, faticare per ricreare il tepore del ritrovarsi in famiglia.

Vi invito a curiosare sul sito www.andreapioppi.it e vi assicuro che ne rimarrete stupiti!

Partiamo allora per la nostra avventura..

C’era una volta un impastatore che, arrivato il giovedì santo, si mise all’opera per donare alla sua famiglia e al vicinato, la magia della torta per la colazione di Pasqua.

Aspettò fino a sera e, arrivato il tramonto, prese 500 g di farina (manitoba), 250 g di acqua naturale e 5 g di lievito di birra.

Sciolse il lievito nell’acqua facendo attenzione a non perderne nessun grammo!!

Poi fece scendere a pioggia la farina sull’acqua e iniziò ad amalgamare il tutto creando un impasto un po’ slegato, lavorandolo finché la farina non si vide più.

Ecco qui, la biga è pronta!

L’impastatore, prima di coricarsi, mise la biga a maturare ben chiusa al caldo e al buio, (tra 18° e 24°).

Migliaia di funghi lavorarono per lui nelle successive 12-18 ore.

Dopo una riposante dormita, la mattina del venerdì santo l’impastatore riprese il lavoro…

La biga è matura e pronta ad iniziare l’impresa! Innanzitutto occorre un chilo di farina.

Vi chiederete… “Quale tipo?” A seconda di quello che la vostra favola o la vostra tradizione consiglia.

Io sceglierei 70% di farina manitoba e 30% di semola di grano duro rimacinata, un tocco di morbidezza assicurato!

Ma un buon mix può essere anche 500 g di manitoba sapientemente miscelato con il corrispettivo di farina “0” o “00”.

Servirono poi 700 g di uova circa a temperatura ambiente, 35 g di sale, dai 30 ai 50 g di lievito fresco.

In seguito entrò in scena la compagnia dei grassi e dei formaggi: 300 g di burro o strutto, 100 g di olio evo, 200 g di grana padano, 400 g di romanesco.

Ok ci siamo quasi, basterà tenere pronti 400 g di padano o reggiano e 500 g di emmental tagliato a tocchetti.

Tutto rigorosamente usato a temperatura ambiente.

A questo punto qualcuno si sentirà già sazio o appesantito dalla lista degli ingredienti, ma se sarete coraggiosi e proseguirete il racconto, scoprirete le mille strade e sfide che la torta di Pasqua può mettervi di fronte.

In fin dei conti questo impasto nasce per celebrare la fine del periodo di digiuno che la quaresima imponeva.

Ecco spiegato il perché di tutto questo ben di Dio in un’unica torta!

Ma ripartiamo con il nostro racconto..

L’impastatore prese allora dal suo nascondiglio la biga matura e iniziò a spezzettarla, versandoci sopra circa 100 g di acqua tiepida, e aggiunse il lievito previsto.

Le sue mani esperte lavorano la massa aiutandosi con due spatole.

Aggiunse le uova, i primi 500 g, fino ad ottenere un impasto cremoso. Ma un impastatore saggio sa rispettare il riposo della sua pasta e la lasciò lì a rilassarsi per una quindicina di minuti…

Tornò all’opera per aggiungere la farina, il sale e aggiustò l’impasto con le restanti uova.

Il lavoro proseguì incalzante, con fasi di impasto e di riposo, impasto e riposo, finché ottenne una pasta omogenea e compatta, ma morbida e un pò appiccicosa.

Non restava che aggiungere il formaggio grattugiato utilizzando la tecnica delle pieghe di rinforzo.

Ancora lavoro e riposo, lavoro e riposo…

Pensate sia finita? Non per il nostro impastatore!! Prese i grassi che aveva scelto e iniziò ad incorporarli.

Decise di agire in tre fasi in cui osservò sempre l’alternanza lavoro e riposo perché la sua torta non fosse stressata! [..in fin dei conti è Pasqua… prendiamoci un pò di tempo per noi e le nostre torte!! ]

L’impastatore si preparò all’ultima fatica… introduzione del formaggio a tocchi.

Grazie alla tecnica delle pieghe e rispettando i tempi della sua creatura, incorporò tutto il buon formaggio a pezzetti nel suo impasto prezioso.

L’impastatore si concesse allora un sospiro di soddisfazione…

Ma l’impresa era tutt’altro che conclusa…

Iniziava appena la terza parte di questa lunga storia.

Dopo la riuscita della biga, dopo essere riuscito a non stressare la massa, l’impastatore individuò lo stampo ideale e il posto giusto per far lievitare le proprie creazioni.

E voi cosa sceglierete? Coccio come una volta? Alluminio come si fa comunemente ora? Stampo in silicone, o pirottini come le ultime tecnologie dei materiali ci propongono??

Non so.. scegliete cosa credete sia meglio per la vostra torta.

A questo punto la memoria va al ricordo di mia nonna che nascondeva le torte tutte belle infagottate dentro una madia nel sottotetto della sua mansarda…

Da piccolina quella era per me come la stanza più remota della torre più alta del castello.

Beh si… mi sembra adeguato come posto per la lievitazione di una pasta gialla e ricca come la corona di un re.

Chi non avesse una stanza remota nella torre più alta del castello… insomma se non avete idea di dove porre le vostre creature, un impastatore saggio vi consiglierebbe di prendere delle buste di plastica alimentare per ottenere un’ottima camera di lievitazione! (28°-32°)

Ponetele all’interno di un mobile in cucina belle coperte e tutto dovrebbe filare liscio… spero!

L’impastatore poté finalmente riposarsi avendo posto le sue torte al calduccio.

Sapeva che ora il tempo avrebbe fatto la magia…

Il riposo, il tempo, la lentezza.

Il giorno seguente, il sabato santo, arrivò il momento della cottura.

Di buon mattino, l’impastatore si svegliò e diede il buongiorno alle sue torte scoprendo che, nella notte, avevano raddoppiato il loro volume ed erano pronte per essere infornate.

Sapeva che a breve la sua cucina si sarebbe impregnata del profumo della Pasqua.

A questo punto le storie possono prendere tante strade diverse che porteranno verso finali unici nel loro genere… e nel loro sapore.

La fase della cottura è un momento catartico della storia…

i forni, i tipi di stampi, le grandezze e il numero delle torte da cuocere faranno sì che ogni avventura possa sorprendervi con mille sfaccettature diverse.

In bocca al lupo per le vostre scelte.

L’impastatore prese la sua torta da 500 g e la ripose nel forno casalingo che aveva preriscaldato a 200°.

Abbassò allora la temperatura a 180° e lasciò che la magia in circa 30 minuti si compisse.

.. e fu subito Pasqua…

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La torta di Pasqua che, da tradizione, va consumata la mattina di pasqua con capocollo e uova

Le Frittelle di San Giuseppe – Il gustoso omaggio dell’Umbria a tutti i papà

Ben ritrovati Wander Travelers e buona festa di San Giuseppe…

Quest’anno, per la prima volta sarò tra i “festeggiati”; insieme a Monica, abbiamo pensato di aiutarvi nella preparazione del dolce tipico di questa giornata: Le frittelle di San Giuseppe.

San Giuseppe, oltretutto, è anche il patrono di Orvieto, la città della rupe; questo ci consentirà di parlare delle celebrazioni che si svolgono ad Orvieto e di fornirvi la ricetta delle frittelle.

Prima di cominciare, avete già provato a preparare gli altri dolci che vi abbiamo proposto? Il torcolo di San Costanzo? Il Panpepato? Provate a diventare dei veri cuochi della tradizione umbra… 😉

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San Giuseppe patrono di Orvieto
Ad Orvieto è festa grande il 19 Marzo. La chiesa intitolata al patrono è vestita a festa e già dalla mattina presto i fedeli si recano in essa per rendergli omaggio.

La festa però comincia già dal 18 Marzo, con la processione dal duomo alla chiesa di San Giuseppe, accompagnata dalla filarmonica cittadina. Nel frattempo, sulla piazza, le frittelle diventano le protagoniste assolute, regalando ai turisti e agli orvietani, un momento di estasi gastronomica.

Ovviamente non sarete gli unici a voler passare la festa di San Giuseppe ad Orvieto, quindi non arrivate troppo tardi e soprattutto non arrivate con la fretta di fare, vedere, consumare e poi ripartire.

Se avete il fine settimana a disposizione, prenotate un albergo ad Orvieto e godetevi la festa fino in fondo, partecipando alle celebrazioni, senza pensare alla macchina, al cellulare, al lavoro. lasciatevi trasportare dalla spiritualità della giornata, e soprattutto dal desiderio di soddisfare la  vostra golosità.

La migliore esperienza che potrete fare qui oggi è passeggiare lungo Corso Cavour, con una bella frittella in mano e con l’odore di fritto e di dolce che pervade l’aria, ascoltando la musica che risuona per tutta la città.

Non abbiamo ancora parlato di Orvieto, ma presto lo faremo in un articolo dedicato esclusivamente a questa bellissima città.

In Umbria, la festa di San Giuseppe coincide idealmente con la fine dell’inverno periodo in cui si celebrano anche i riti di purificazione agraria, effettuati nel passato pagano. E’ proprio in quest’occasione che si bruciano i residui del raccolto sui campi, grandi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze e vengono preparate le famose frittelle, piatto tipico di questa festa.

A questo punto, dopo una brevissima introduzione alla festa, addentriamoci nello stupefacente mondo delle frittelle.

Frittelle di San Giuseppe

Ingredienti per circa 35-40 frittelle:
– 200 gr di riso
– 600 gr di latte
– 300 gr di acqua
– 2 uova
– 90 gr di burro
– 80 gr di zucchero
– uva sultanina (opzionale)
– 2 cucchiai di Rum (o Vinsanto o Marsala)
– buccia di limone grattugiata
– buccia di arancia grattugiata
– 1 pizzico di sale
– olio per friggere

Preparazione:

Mettete il latte con l’acqua in una pentola
Fate scaldare il latte quindi aggiungete un pizzico di sale e metà del burro (45 gr)
A questo punto aggiungete metà dello zucchero facendo sciogliere bene
Buttate quindi il riso e aggiungete la scorza grattugiata del limone (oppure la buccia intera che farete bollire insieme al riso)
Fate cuocere a leggero bollore  fino a che il latte si sarà assorbito tutto
Quindi aggiungete il rimanente zucchero e burro e mescolate;
fate raffreddare il riso alcune ore (anche tutta la notte, come da tradizione);

l’impasto raffreddato deve essere duro da lavorare con il cucchiaio;  aggiungete i tuorli d’uovo sbattuti e mescolate bene
montate gli albumi a neve ferma aggiungeteli al riso
e mescolate bene aggiungendo anche il rum ( io aggiungo anche l’uvetta che mi piace, anche se a questo punto separo gli impasti e ne faccio un pò con l’uvetta e un pò senza)

Mescolate nuovamente fino ad ottenere un composto omogeneo che deve essere abbastanza duro (se non lo fosse aggiungete un cucchiaio di fecola)
Mettete a scaldare l’olio in una padella; create una pallina di composto e immergetela nell’olio bollente
Ripetete il procedimento mettendo a friggere altre frittelle (non mettetene troppe insieme, meglio friggerne un pò per volta); fate dorare le frittelle quindi scolatele e utilizzate uno scottex per assorbire l’olio in eccesso.
Spolverate le frittelle con lo zucchero (semolato o a velo, dipende dai gusti)

Servite le frittelle calde…

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Le frittelle pronte per essere mangiate
Buon appetito

STAY WANDER

Panpepato – La Tradizione Ternana a Tavola

Ben ritrovati Wander Travelers. Nella settimana dei festeggiamenti di San Valentino, abbiamo pensato di proporvi una ricetta direttamente dalla tradizione gastronomica ternana: il panpepato.

Il Pampepato o Panpepato ternano, è preparato sin dal XVI secolo. Il dolce è arrivato in Italia dal lontano Oriente, con le carovane che trasportavano le spezie.

Poi, dato che quando si parla di cucina “Italian’s do it better”, abbiamo arricchito la ricetta originale con i magnifici prodotti della nostra terra come le noci, gli agrumi, un goccino di alcool, la cioccolata….

A Terni, per la preparazione del panpepato, utilizzano il mosto cotto, che viene imbottigliato appositamente per l’occasione, e che conferisce alla ricetta quella spinta in più.

Tradizione vuole che l’8 Dicembre in Italia sia il giorno deputato alla costruzione dell’albero. Frotte di papà (o di mamme molto molto coraggiose) scendono nei garage e risalgono (con aria trionfante, di chi è andato all’inferno e riuscito a sopravvivere) portando 40000 pacchi di luci, lucine, palle e l’immancabile abete di plastica.

A Terni, l’8 Dicembre è il giorno del panpepato (se avanza tempo si fa anche l’albero). La tradizione vuole che almeno un esemplare rimanga integro e venga consumato il 14 Febbraio, giorno in cui Terni festeggia il suo patrono San Valentino.

Siete pronti a preparare il panpepato?

La ricetta mi è stata data da Pietro, un ragazzo di Terni che gioca a rugby a Perugia. Pietro è andato da sua nonna che, come tutte le nonne, sono le vere enciclopedie della tradizione e della cultura popolare. Il nostro compito è quello di riversare in digitale il loro sapere orale. La signora Dina ci ha svelato la sua ricetta; da questo momento, diventate depositari di un sapere che si tramanda da generazioni nelle famiglie ternane, con piccole differenze tra ricetta e ricetta (ogni nonna ha la “sua” ricetta, quelle degli altri non sono buone come la propria).

Quello che più mi è piaciuto della ricetta è che non si ragiona “a persone”, ma a “noci sgusciate”.

Ingredienti per 500 gr di noci sgusciate:

  • Caffè 6 tazzine
  • Canditi 400 gr
  • Uva passa 600 gr
  • Miele 500 gr
  • Pinoli 100 gr
  • Nocciole 200 gr
  • Mandorle 200 gr
  • Cioccolata fondente (da sciogliere nel caffè) 900 gr
  • Cacao dolce 1 bustina
  • Vaniglia 4 bustine
  • Noce Moscata (a vostro piacimento)
  • Liquore (quello che più vi piace, ad esempio caffè sport, vermuth ecc..)
  • Mosto cotto 500 ml
  • Pepe 15 gr
  • Farina (quanto basta)

Mettere in ammollo (acqua tiepida) l’uvetta. Tritare grossolanamente le mandorle e le nocciole.

Successivamente, mescolare i canditi con l’uvetta, le mandorle, le nocciole e i pinoli. Aggiungere il cioccolato, il caffè, la vaniglia, il pepe e le spezie. Versare il miele (scaldatelo un po’ prima in modo da renderlo morbido) nel recipiente e mescolare. Contestualmente, aggiungere il liquore che avete scelto.

Dopo il liquore è il momento dell’ingrediente segreto; aggiungete il mosto cotto.

A questo punto aggiungere farina, in modo da amalgamare il composto. La farina serve a dare consistenza, quindi mettetene finchè la consistenza non è di vostro gradimento.

Una volta amalgamato l’impasto, formare delle palline e metterle in una teglia ricoperta con la carta forno (piccolo trucchetto: infarinate leggermente la carta prima di appoggiare le palline).

Cuocere per 15 minuti a 180° (controllate che la cioccolata si sciolga e acquisti un bel colore).

Una volta tirato fuori ricompattare le palline

Lasciate freddare e……….. il Panpepato è pronto per essere consumato.

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Panpepato

Buon Appetito!

Torcolo di San Costanzo – L’omaggio al patrono di Perugia

Il 29 Gennaio, Perugia celebra il suo patrono più importante: San Costanzo. La tradizione culinaria della città prevede che in questo giorno si prepari il torcolo di San Costanzo, un dolce di pasta lievitata con canditi, uvetta, pinoli e anice.

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San Costanzo, patrono di Perugia

Qual è l’origine di questo dolce cosi particolare? Come mai sono stati utilizzati proprio questi ingredienti?

Volete conoscere la ricetta?

Risponderemo a tutte queste domande… e soprattutto vi daremo la ricetta del torcolo di San Costanzo!!!!

Il torcolo di San Costanzo (o “torqlo de San Gostanzo” in perugino stretto, anzi strettissimo) viene preparato il 29 Gennaio in occasione del martirio di Costanzo, primo vescovo di Perugia, avvenuto per decapitazione nel 170 d.C. (l’imperatore del tempo era Marco Aurelio) durante le persecuzioni cristiane.

Ci sono due teorie che spiegherebbero la forma “a ciambella” ovvero con il buco centrale.

La prima afferma che il buco rappresenterebbe il collo decapitato di Costanzo, mentre la forma a ciambella simboleggia la corona tempestate di gemme preziose (i canditi).

L’altra teoria afferma che la forma a ciambella raffigura una corona di fiori posta sul collo di Costanzo per nascondere la mutilazione. I fiori sono rappresentati dai canditi, l’uvetta e i pinoli.

C’è un’altra particolarità nel torcolo di San Costanzo. Sopra ad esso infatti, prima della cottura, vengono incisi 5 tagli, che rappresentano i 5 rioni di Perugia (più precisamente le 5 porte di acceso alla città, simboli di ogni rione), idealmente riuniti sotto lo stesso santo protettore.

Inoltre, secondo la tradizione popolare se il 29 gennaio, le ragazze nubili si recano nella chiesa di San Costanzo ed hanno l’impressione che l’immagine dipinta del santo strizza loro l’occhio, si sposeranno entro l’anno. Ricorre a tal proposito anche un detto:

“San Gostanzo da l’occhio adorno, famme l’occhiolino sinnò nn c’artorno.”

Questa è la storia del dolce perugino per eccellenza.

Per avere informazioni utili e soprattutto affidabili riguardo alla preparazione del torcolo, mio sono rivolto ad un mio amico, Gabriele Faina, gestore del locale “I Rosticceri – Perugia” in via Annibale Vecchi ad Elce. Curiosi di conoscere la ricetta per preparare il torcolo di San Costanzo?

Gabriele, oltre che avere esperienza decennale nel settore della ristorazione, è anche un appassionato di tradizioni enogastronomiche e per questo ha accettato volentieri di condividere la sua ricetta del torcolo.

Ovviamente io e Monica ci siamo “sacrificati” ed abbiamo assaggiato il torcolo di Gabriele per voi… SPAZIALE!!

Avete scodelle, scodelline, mestoli e forno bel caldo pronti?

SI COMINCIA!!!!

La ricetta è tarata per la preparazione di 4 torcoli; se ve ne bastano solo 2, non fate altro che dividere le quantità (un solo torcolo non vi può bastare, quindi non l’ho presa in considerazione come opzione 😉 )

Ingredienti:

  • Farina (1,2 kg)
  • Zucchero 200 g
  • Miele 20 g
  • Sale 20 g
  • Burro 150 g
  • Olio extravergine 50 g
  • Uova 100 g (2 uova)
  • Latte 500 g
  • Lievito madre 50 g
  • Uvetta (ammollata) 500 g
  • Cedro candito 400 g
  • Pinoli 100g
  • Semi di anice 10 g

Preparazione

Versate in un recipiente la farina, le uova e il latte e cominciate a mescolare. Aggiungete in un secondo momento lo zucchero, il miele e il sale. Amalgamate il tutto, poi aggiungete il burro e l’olio, continuando ad impastare (l’impastatrice in questo caso può essere una valida alleata)

Una volta ottenuta una pasta omogenea, aggiungete canditi, uvetta, pinoli e semi di anice e impastate per farli amalgamare.

Alla fine, dovreste ottenere un impasto più o meno come questo

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Gabriele mentre impasta il torcolo
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L’impasto del torcolo alla fine della lavorazione

Tagliate l’impasto in 4 parti uguali e con ognuna di esse create un filoncino di pasta, come in foto

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Il filoncino di pasta

A questo punto unite le due estremità a formare una ciambella

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Il torcolo prima di essere infornato

Ricordatevi di praticare i 5 tagli sopra il torcolo prima di infornare.

Infornate a 160 gradi per 40 minuti, fino a quando la superficie acquisisce un colore dorato scuro. Lasciate raffreddare a temperatura ambiente e…..

VOILA’!!!!!!

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Il torcolo finito

Per rimanere aggiornati sulle prelibatezze che prepara Gabriele nel suo locale e se vorrete andarlo a trovare per assaggiare di persona, questa è la pagina facebook della sua rosticceria (ci sono dei tavolini dove è possibile mangiare in loco, oltre che il servizio d’asporto)

I Rosticceri Perugia

Alla prossima ricetta!!

STAY WANDER!!!